“800 chilometri… per ritrovarmi”, al Festival Biblico

“800 chilometri… per ritrovarmi”, al Festival Biblico

“800 chilometri… per ritrovarmi”, al Festival Biblico un giovane autore, Emanuele Masina, con “la strada nel cuore… e nelle scarpe”
A Vicenza, sabato 27 maggio, alle 16 viene presentato al Dabar, café culturale del Festival Biblico, con il monaco Guidalberto Bormolini.

«Quando decidi di fare un cammino, non scegli solo di camminare, decidi di percorrere una strada, una via faticosa e dissestata. Faticosa per il fisico, a causa dello zaino che ti pesa sulle spalle. Dissestata per la mente, a causa dei pensieri che attraversano la tua anima. Probabilmente parti per curiosità, per pensare, per l’avventura oppure per vantarti con gli amici. Non importa il motivo, hai risposto a una chiamata, e diventi un pellegrino».

Parola di Emanule Masina, giovane bresciano che di strada ne ha fatta tanta, sia sotto il profilo geografico, con le sue scarpe, che esistenziale, con il suo cuore. La sua storia l’ha scritta nel libro 800 chilometri… per ritrovarmi, per i tipi delle Edizioni Messaggero Padova (Emp), che verrà presentato al cafè culturale Dabar del Festival Biblico, in piazza dei Signori a Vicenza, sabato 27 maggio alle 16. Il suo racconto sarà il punto di partenza di un “Dialogo sul cammino della vita” tra l’autore e un monaco del nostro tempo, Guidalberto Bormolini, liutaio e teologo. A moderare il dibattito fra Andrea Vaona, francescano conventuale e collaboratore del «Messaggero di sant’Antonio».

Un’esperienza, quella del camminatore e scrittore debuttante Masina, che racchiude in sé il senso dello slogan del Festival Biblico 2017: “Felice chi ha la strada nel cuore”. La sua esperienza ha un prima e un dopo. Una partenza: «Ho ventotto anni… non ho troppi amici… passo le mie giornate al bar, mi ubriaco, mi piace lo sballo e odio la gente più di tutto… io penso che l’uomo sia il dio di se stesso e la gente sia la fogna dell’universo»; e un arrivo: «Ho capito chi sono e cosa voglio dalla vita… ho acquisito una forza interiore… ho abbandonato il superfluo, ho riacquistato fiducia nelle persone… con umiltà… cercando di migliorarmi sempre più». Nel mezzo una strada, quella del Cammino di Santiago, che Emanuele intraprende nel 2003 quasi per caso, senza nemmeno sapere cosa fosse davvero, e che gli ha cambiato profondamente la vita.

«Perché, per trovare se stessi, bisogna mettersi in cammino, allontanarsi da se stessi, dall’ambiente in cui si vive?», si domanda Luciano Monari, vescovo di Brescia, nella prefazione al libro. «Serve un viaggio – è la risposta del prelato -. Anzitutto serve staccarsi dal mondo delle abitudini consolidate; si è costretti a vedere la vita con occhi diversi… Serve reimparare a fare attenzione alla natura con la sua bellezza, anche la sua ripetitività. È anche uno psicanalista, la natura: camminando per diverse settimane per sentieri scabri, sulla meseta sempre uguale, viene a galla tutto il passato, le cose belle e quelle sbagliate che si sono fatte. Se la persona accetta di vedere il suo passato così com’è, senza giustificarlo a priori, senza alterarlo con razionalizzazioni, il risultato è che il passato poco alla volta guarisce e prendono forza desideri nuovi, i desideri più veri e profondi del cuore. In questa esperienza di fatica, di paura anche, ma in ogni modo di autenticità Emanuele ha riconosciuto l’azione di Dio. Il proposito di vita è fiorito quasi spontaneamente; non c’era bisogno di altro».



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