Il tema
di Generazione in Generazione
"Raccontatelo ai vostri figli
e i vostri figli ai loro figli
e i loro figli alla generazione seguente†(Gioele 1,3)
1.
L’educazione e le relazioni intergenerazionale: una questione attuale
In ogni epoca e società , pur se con modalità differenti, l’educazione delle nuove generazioni quale processo dinamico e aperto nel quale si trasmettono-condividono le esperienze circa il senso e le forme del vivere ha rappresentato per ciascun gruppo umano un compito e una questione fondamentale. Nel nostro tempo però, soprattutto in Occidente, l’educazione è diventata problema in maniera nuova perché i rapporti tra le generazioni sono divenuti incerti e problematici in particolare per quanto riguarda la speranza circa la qualità e il senso della vita. Da alcuni secoli è infatti in atto un processo di ampia e progressiva complessificazione culturale e sociale che ha creato uno spazio pubblico ricco di opportunità dove le persone spesso vagano sperimentando una crescente difficoltà a decidersi in maniera profonda e stabile per alcune di esse (cfr. Ch. Taylor, L’età secolare, Feltrinelli 2009, p. 444).
In questi ultimi decenni sono inoltre sopravvenute significative trasformazioni che coinvolgono l’atto del trasmettere/condividere di generazione in generazione, sia nel campo specifico della trasmissione della fede cristiana che in quello dei valori e dei riferimenti attinenti il senso e gli stili della vita umana e sociale. È cambiato il mondo, sono cambiati i modi di pensare e fare scienza, gli stili di vita, soprattutto è cambiata la tecnologia che ha cambiato i modi di lavorare, i modi di vivere i modi di comunicare, di stare in relazione: se prima erano gli adulti che insegnavano ai ragazzi, adesso sì e no che i ragazzi abbiano voglia di insegnare agli adulti come si usano con profitto i nuovi mezzi. La credibilità degli adulti (non parliamo degli anziani) in tanti settori risulta diminuita così come l’importanza della memoria, la memoria "lungaâ€, la storia, le storie (famigliari ad es.). Generazioni giovani bloccate nel presente, adulti giovanili né carne né pesce, anziani che cercano di adattarsi ma spesso disorientati e sguarniti, presenze di persone di altre culture, religioni, stili di vita, che molti non sanno se accogliere o rifiutare, con la fiducia che scende a livelli minimi verso gli altri e le istituzioni. Il rischio di smarrirsi è grande, con una conseguente insignificanza della generazione dei padri e una fragilità di quella dei figli. Anche la chiesa italiana ha riconosciuto la centralità della questione educativa nella sua connessione alla sfida intergenerazionale: "Nella trasmissione del proprio patrimonio spirituale e culturale ogni generazione si misura con un compito di straordinaria importanza e delicatezza, che costituisce un vero e proprio esercizio di speranza†(Rigenerati per una speranza viva. Nota pastorale dell’episcopato italiano, n.12). Siamo tutti consapevoli della difficoltà e della necessità attuale, in ogni ambito, di garantire una trasmissione/condivisione significativa per la vita. A fronte di una questione così vitale per l’oggi e il domani della nostra società e delle nostre famiglie il Festival biblico invita tutti a rivolgere l’attenzione alle Scritture quale Libro della Parola di Dio e grande codice culturale di un’identità aperta e accogliente per capire se e come possano risvegliare e orientare la nostra responsabilità di fronte a questa sfida.
2.
Il passaggio generazionale e l’esperienza educativa nelle Scritture
Le Scritture nascono come narrazione tramandata e condivisa di generazione in generazione, tessendo il filo di una storia di alleanza di cui i padri sono testimoni nei riguardi dei figli, i vecchi a fronte dei giovani, una generazione in continuità con l’altra. Si trasmette/condivide ciò che è stato consegnato, non tuttavia con modalità fisse e ripetitive, bensì in una interpretazione continua e rinnovata; ciò che è avvenuto alla generazione precedente vale per le seguenti, nell’oggi di una storia viva che, aperta al futuro, diviene storia attuale di salvezza. Così – ad esempio - l’evento dell’esodo è paradigmatico, per Israele, dal momento che la liberazione non riguarda solamente coloro che hanno vissuto il passaggio del mare e l’epopea del deserto; riguarda tutti e ciascuno, in una consegna generazionale che si fa rito: "Questo sarà per voi un memoriale; lo celebrerete come festa del Signore: di generazione in generazione lo celebrerete come un rito perenne†(Es 12,14). E così pure la pasqua dei cristiani, impressa negli orecchi, negli occhi, nelle mani dei primi testimoni e tramandata quale esperienza condivisibile nel passaggio delle generazioni: "Quello che abbiamo veduto e udito, noi lo annunciamo anche a voi, perché anche voi siate in comunione con noi†(1Gv 1,3). In tutto questo il racconto biblico si svela come un racconto guidato dal desiderio che esige dal suo destinatario un movimento. Più concretamente esso è trasmesso da coloro che hanno già risposto a questo appello e imprimono anzitutto nei loro gesti (nel loro stesso corpo, nelle loro parole e nelle loro opere) l’interpretazione del testo. Così il movimento della parola delle Scritture viene seguito e vissuto, ma conserva sempre un aspetto incompiuto. Di qui il carattere vivente della trasmissione del messaggio (cfr. P. Beauchamp, Testamento biblico, Qiqajon, 2007, pp.17-18). Il passaggio generazionale nelle Scritture è testimoniato in molti spazi e modi, anzitutto nell’ambito familiare; così nella tradizione ebraica, ma anche in quella cristiana già dagli inizi. Del vescovo Timoteo, che prende il testimone da Paolo segnando l’avvento della seconda generazione dei discepoli di Cristo, si dice: "Mi ricordo della tua schietta fede, che ebbero anche tua nonna Loide e tua madre Eunice, e che ora, ne sono certo, è anche in te†(2Tm 1,5). Il contesto familiare è profondamente mutato, nel corso del tempo, tuttavia rimane la significatività di questa esperienza primaria per ogni trasmissione/condivisione, sia di fede che di vita. Anche quando le famiglie sono concretamente in affanno e toccano con mano i loro limiti e gli stessi fallimenti, è al loro interno che avvengono alcune consegne che plasmano il modo di vedere le cose, affrontare le situazioni, decidersi nella vita.
3.
Le scansioni del tema nella VII edizione del Festival biblico
La settima edizione del festival biblico intende raccogliere ancora una volta la sfida di cercare luce e ispirazione nelle Scritture per esercitare, orientandola nell’oggi, quella libertà e responsabilità che ci fa autenticamente umani. In questa nuova edizione, mediante la molteplicità di linguaggi e di esperienze che sono ormai diventate caratteristica saliente del festival biblico il tema "di generazione in generazione†- pensato nell’ottica delle relazioni intergenerazionali e della responsabilità educativa - verrà declinato secondo tre dimensioni fondamentali che aiuteranno le Scritture a diventare parlanti e interpellanti. Anzitutto la dimensione biblica dove leggeremo e cercheremo di interpretare alcune delle più significative tra le pagine in cui le divine Scritture ci svelano il senso e l’arte della narrazione-educazione intergenerazionale in ordine alla trasmissione della fede e all’umanizzazione dell’uomo e della società . «Educare – ha affermato Benedetto XVI° rivolgendosi alla LXI assemblea dei vescovi italiani - è formare le nuove generazioni perché sappiano entrare in rapporto con il mondo forti di una memoria significativa che non è solo occasionale, ma accresciuta dal linguaggio di Dio che troviamo nella natura e nella Rivelazione, di un patrimonio interiore condiviso, della vera sapienza che, mentre conosce il fine trascendente della vita, orienta il pensiero, gli affetti e il giudizio».
Quindi la dimensione spirituale e antropologica dove, alla luce dell’ispirazione delle Scritture, saremo invitati a riscoprire alcune disposizioni umane fondamentali del narrare-educare intergenerazionale quali l’ascolto, la parola, la domanda, l’accoglienza, la ricerca, la testimonianza, la condivisione, il silenzio, l’assunzione di responsabilità , il prendersi cura effettivo... Infine la dimensione sociale che, sempre nella luce ispiratrice delle Scritture, ci porterà a riscoprire alcuni spazi fondamentali della narrazione-educazione come la paternità e la maternità , la famiglia e la casa, le età della vita, la scuola e l’università , i gruppi e le associazioni, i mondi del lavoro, lo sport, la strada, il divertimento...Con questo il Festival Biblico si ripresenta per l’edizione 2011 consapevole di una sua piccola ma significativa responsabilità in ordine alla sfida educativa che, quasi invitando a una sorta di "alleanzaâ€, coinvolge famiglie, scuola, chiesa, mondi del lavoro e dell’impresa, dell’arte e della cultura e dei media quali componenti di una società complessa chiamata a dare risposte umane, politiche economiche e culturali non semplici eppure giuste, lungimiranti, a misura della vita umana di ogni umana generazione.