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Svelata l'immagine-guida del Festival 2013

Viene dal Museo Diocesano di Salerno l'immagine simbolo della IX edizione del Festival Biblico. Si tratta di una tavoletta eburnea di rara delicatezza che illustra il noto passo del Vangelo in cui Gesù incontrala Samaritana al pozzo. A spiegare il significato profondo che riconduce questa immagina al tema portante del Festival Biblico del 2013 è don Dario Vivian, coordinatore artistico del Festival.

"Due personaggi principali si fronteggiano: Gesù e la donna samaritana. Il loro incontro esprime il nucleo fondamentale dell’esperienza di fede, che è anzitutto relazione vitale e non contenuto dottrinale.
La donna è in piedi, presso il pozzo, indica con la mano destra ciò che sta facendo con la sinistra: attinge acqua per dissetarsi; sappiamo dal racconto che si tratta della sete del corpo, preso da differenti amori, ma anche e soprattutto del cuore, alla ricerca dell’unico amore. In questo ci rappresenta tutti, donne e uomini alle prese con un desiderio di vita così intenso, da buttarci a capofitto in ogni pozzo che troviamo. Ma la sete rimane.

Gesù è seduto, nell’atteggiamento del maestro; l’aureola che gli circonda la testa rinvia alla croce, cattedra d’amore dell’insegnamento evangelico. La mano che si protende verso la donna sembra benedicente, in realtà nell’iconografia del tempo sta a significare che parla: Se conoscessi il dono di Dio (Giovanni 4,10). La sua non è una parola qualsiasi, viene dal rotolo che stringe nell’altra mano; annuncia la parola di Dio, compie in se stesso le Scritture, è Lui la Parola fatta carne.

La mano destra di Gesù e quella sinistra della donna convergono nell’anfora, che sta uscendo dal pozzo gocciolante d’acqua. Quella di Lui si apre al dialogo, quella di lei è chiusa a stringere la corda; Egli l’invita a un’avventura di autentica libertà, la samaritana non ce la fa a mollare le povere sicurezze, che ancora pensa di possedere.

Sopra la testa di Gesù sta il tempio di Gerusalemme, sopra quella della donna il tempio dei samaritani sul monte Garizim; ma il Cristo annuncia: Viene l’ora in cui i veri adoratori adoreranno il Padre in spirito e verità (Giovanni 4,23). Nella sua libertà, il Dio di Gesù Cristo non ha più bisogno di spazi sacri; interpella la nostra libertà, affinché accogliamo il suo dono: L’acqua che io gli darò diventerà in lui una sorgente d’acqua che zampilla per la vita eterna (Giovanni 4,14).

Due discepoli sopravvengono dietro a Gesù. Il secondo è Andrea, il primo suo fratello Pietro; infatti l’edificio che sta sopra ha la porta con la toppa in evidenza. A lui il Maestro consegna le chiavi, affinché non avvenga quanto è rimproverato a scribi e farisei: Chiudete il regno dei cieli davanti alla gente; di fatto non entrate voi e non lasciate entrare nemmeno quelli che lo vogliono (Matteo 23,13). Invece l’istituzione ecclesiastica non sempre ha saputo coniugare fede e libertà; troppe volte si mostra più propensa a chiudere che ad aprire.

Il volto dei discepoli è corrucciato; secondo il racconto evangelico si meravigliavano che parlasse con una donna (Gv 4,27).

Nella mentalità religiosa del tempo la donna, insieme allo schiavo e allo straniero, è dalla parte degli esclusi; non si può dire, purtroppo, che valga solo per quel tempo. Risuona pertanto come grido di liberazione quanto afferma Paolo, in una formula di fede che esprime il comune anelito di libertà: Non c’è giudeo né greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù (Galati 3,28)."
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