Padre Solalinde e riforma della Chiesa comunità di Vangelo

Padre Solalinde e riforma della Chiesa comunità di Vangelo

Foto di Alessandro Dalla Pozza

On the road, in cammino per accompagnare padre Alejandro Solalinde, ospite del Festival Biblico, verso l’aeroporto da cui partirà alla volta del Messico per continuare la sua missione di apostolo e difensore dei migranti del Centro America.

Con l’affabilità e la semplicità che lo contraddistinguono, mi domanda a bruciapelo: “Come vorresti che il Papa riformasse la Chiesa?”. Attimi di pesante silenzio, avanzo qualche idea, una o due teorie, tutto molto astratto come noi europei sballottati qui e là da tendenze effimere.

Ma colgo la palla in balzo e pongo la stessa domanda al mio interlocutore; si apre una miniera di concretezza: “Vorrei una Chiesa povera, semplice, secondo il Vangelo”.

Tre qualità: la povertà, che è la saldezza davanti alle lusinghe della mondanizzazione e del potere fine a sé; la semplicità, cioè il ritorno alla sua essenza dinamica di comunità in cammino verso il Signore; la conformazione al Vangelo, che significa pro-tensione tra contemplazione della Verità e Carità nel testimoniarla.

Non si tratta di ripensare ruoli, ma di vivere una vocazione: non è nella rivoluzione umana delle strutture, ma è nella qualità del nostro incontro con Cristo visibile negli ultimi che si attua il mistero che professiamo.

La carità per tutti, anche per i nemici, anche per coloro che sono pronti a toglierti persino la vita (e riguardo a padre Solalinde abbiamo la prova) è la testimonianza che Dio, la sua ternura, il suo grembo di misericordia, si manifesta nella storia dell’uomo.

Andrea Miccichè



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