A Verona il calice della salvezza

«Il vino allieta il cuore dell’uomo» . L’inciso di cui al Salmo 104 è solo uno dei tanti elogi al vino presenti nelle Scritture. E proprio a questa dimensione biblica si è rifatto l’incontro “L’ultima cena: il calice della salvezza ” questo pomeriggio a Verona. Qui, nell’ambito di un “reading biblico”, l’oste Antonio Gioco , proprietario del Ristorante 12 Apostoli, che ha ospitato l’evento, e il biblista don Martino Signoretto , hanno fatto scoprire al pubblico del Festival le dimensioni bibliche ed evocative racchiuse in un bicchiere di nettare d’uva.  NelVangelo, Gesù fa di un calice di vino il segno fondamentale per parlare del suo sangue donato durante l’ultima cena. Non solo: nell’orto degli ulivi,Gesù decide di assumere quel calice fino all’ultima goccia e fidandosi del Padre, incrocia fede e libertà nella sua libera scelta di donarsi. Il calice di vino, quindi, è un elemento fondamentale all’interno della Bibbia, tanto quanto il pane. E se la Bibbia ospita volentieriil vino, anche i luoghi del buon vino possono ospitare volentieri laBibbia. LaParola di Dio con questa singolare esperienza è davvero uscita fuori dai luoghi di culto, per entrare in quelle stesse situazioni famigliari e conviviali che era solito frequentare Gesù, andandosi ad armonizzare con i linguaggi dell’ambiente che l’accoglie. “Si tratta di lasciare che ogni luogo possa far cantare il testo sacro proprio perché questi stessi luoghi appartengono alla Scrittura. Il colore del vino, il suo profumo, l’effetto che ha sul nostro sguardo, la condivisione di un brindisi in un luogo dedicato, sono solo alcuni degli ingredienti umani e culturali che vengono benedetti dal Dio biblico e costituiscono uno spazio dentro il quale può emergere una parola che ancora di nuovo si incarna”,il commento finale di don Martino Signoretto.



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