Aperitivo biblico con Re Davide

Aperitivo biblico con Re Davide

I ragazzi del conservatorio “A. Perdollo” di Vicenza hanno accompagnato la pastora battista Lidia Maggie il teologo Dario Vivian nella riflessione “Narrare l’amore e il dolore: Davide e il figlio” , che si è conclusa con una degustazione. “Davide è il personaggio biblico che più si rivela incapace di gestire le relazioni con i suoi figli – ha raccontato Lidia Maggi -Guida una famiglia reale dilaniata dai dissidi interni e avvelenata dal terrore. In una delle storie narrate nella Bibbia che lo riguardano, uno dei suoi figli, Absalom, uccide il fratello primogenito destinato al trono per vendicare lo stupro che quest’ultimo aveva fatto subire ad una delle loro sorelle. Davide, pieno di rabbia, allontana l’omicida, ma col tempo il suo dolore cresce, dilaniato com’è tra il desiderio paterno di perdono e il dovere regale di esercitare la giustizia. Dopo anni decide di riammettere il figlio a Gerusalemme, ma ben presto questi organizza una congiura contro il padre, pur facendosi amare dal popolo per la sua giovinezza, il suo vigore, la sua arrogante bellezza. Durante la ribellione che guida contro Davide, Absalom viene però ucciso. Il re è di nuovo straziato dal dolore, dolore a cui è destinato nel suo essere personaggio che deve fare i conti con un potere intriso di sangue. Nonostante sia il re biblico più amato da Dio, Davide è un fallito: la Scrittura lo racconta, denunciando i meccanismi di potere di cui quest’uomo è schiavo”.”Molte opere d’arte ricordano la storia di Absalom – ha spiegato Dario Vivian, proponendo al pubblico alcune immagini – Absalom è il simbolo di un figlio che non riconosce il padre, archetipo dell’uomo assolutamente indipendente, che non chiede nulla a nessuno: è l’incarnazione del demone dell’autosufficienza, della non- relazione, del non-riconoscimento dell’altro, che spesso tocca anche noi. Absalom non si lascia amare, perché lo percepisce come una dipendenza e la sua storia è racconto estremo della difficoltà del rapporto tra padri e figli: una relazione sempre problematica, che può uscire dalla spirale di dolore attraverso il perdono e l’accoglienza dell’altro”.



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