Bibbia e Italiani, una pagella da 5,9

Bibbia e Italiani, una pagella da 5,9

Un’indagine puntuale, curiosa e a tratti divertente, che indica sostanzialmente quanto la Bibbia faccia parte della cultura degli italiani ma quanto non sia in realtà veramente compresa e conosciuta dagli stessi. A parlarne oggi per il Festival Biblico chi alla ricerca ha lavorato, il sociologo Luigi Ceccarini , e chi l’ha analizzata, il sociologo Ilvo Diamanti .Con loro, a spiegare questo anomalo rapporto con il Libro dei Libri anche il biblista Alfio Filippi e il moderatore Pier Luigi Cabri .  Il pensiero degli ospiti converge nel pensare che nessun altro libro è in grado di marcare, nella stessa misura, l’identità personale e sociale degli italiani, e che i suoi testi, che hanno ispirato nei secoli l’arte, la letteratura e il cinema, echeggiano un po’ ovunque, dai luoghi di culto ai media, dalla famiglia a internet. Ma anche che la Bibbia, opera singolare e ambivalente, pervasiva e al tempo stesso specifica, sia un testo «multimediale» che definisce uno scenario, entra nel linguaggio comune, attraversa il sentimento religioso e laico, il sacro e il profano, la destra e la sinistra.  L’incontro – che si è svolto in collaborazione con Edizioni Dehoniane- è stato aperto Luigi Ceccarinioffrendo una panoramica sulla ricerca. “Abbiamo intervistato al telefono 1.500 italiani con domande campione-chiuse – spiega il sociologo – e sono davvero molti i dati significativi. Innanzitutto 8 famiglie su 10hanno in casa una Bibbia, ma il 40% non conosce il significato etimologico di Bibbia e la maggior parte delle perone intervistate pensa che la Bibbia sia il libro dei cristiani cattolicima non quello su cui si basa anche la religione ebraica, quella protestante e anglicana, per esempio”. Tra le stranezze emerse, anche il fatto che alcuni classici modi di dire italiani vengono pensati come citazioni della Bibbia: “Tra le varie cose, è emerso che il detto ‘moglie e buoi dei paesi tuoi’ viene attribuito alla Bibbia”, ha confermato Ceccarini suscitando grandi risate dentro alla Tenda del Festival. Aldo Filippi ha rincarato la dose sulla non concoscenza: “La Bibbia è come il ‘cavallo che non c’è’, è presente come libro nelle famiglie ma gli italiani non lo conoscono. Negli altri paesi, molto più laici del nostro, la Bibbia viene studiata nelle scuole e nelle università, da noi no. La riforma liturgica – ha spiegato poi – è la cosa più importante che ha fatto la Chiesa perchè ha riportato la Bibbia al centro. Bisogna capirlo il testo e conoscerlo per poter comprendere la religione”. A Diamanti , infine, il compito di tirare un pò le fila,fornendo  un’interessante lettura sociologica dell’indagine: “La Bibbia e gli italiani stanno nello stesso rapporto in cui stanno religione e società: la Bibbia è rilevante ed importante come la religione ma ognuno la interpreta a modo suo. Ecco che ci troviamo di fronte ad un cattolicesimo “bricolage”, dove il distintivo cristiano non esiste più e il senso diventa ibrido. Tutto ciò ha dei lati positivi e negativi, perchè se il punto è che dobbiamo chiederci qual è il senso vero della Bibbia è ovvio che spicca la non comprensione reale, se pensiamo invece a quanto la Bibbia sia un elemento fondamentale e radicato per le persone e la loro cultura per vivere il proprio quotidiano, anche se non compresa appieno allora è un risvolto positivo”. E un dato, tra tutti, alla fine, simpaticamete emerge: “La pagella degli italiani sulla conoscenza della Bibbia in base alla ricerca è di 5,9 , una sufficienza scarsa che diventerà piena nel secondo quadrimestre”, ha confermato, scherzando, Ceccarini.



X