Chiese eco-friendly: comunità per la custodia del creato

Chiese eco-friendly: comunità per la custodia del creato

Custodire il Creato a partire dai luoghi dove si rende lode al Creatore. Anche con pannelli solari o lavori per l’isolamento termiche. Al Festival Biblico , all’interno dell’incontro “Chiese sostenibili” , va in scena l’ecumenismo tra Chiese sorelle, unite per la salvaguardia del Creato. Sul tavolo dell’Oratorio del Gonfalone, stretti – anche fisicamente – cattolici e valdesi per portare la loro esperienza. Paul Renner , teologo della diocesi di Bressanone, ha tanto da raccontare: «L’istituto De Pace Fidei da sempre ha questo punto focale: giustizia, pace e salvaguardia del creato. Da sempre queste dimensioni sono interconnesse. L’Alto Adige è una provincia verde, ma negli ultimi 70 anni abbiamo costruito il doppio di quello che si era costruito in passato. Un movimento sorto in reazione vuole diminuire l’impatto. Per questo, abbiamo iniziato a lavorare con vari enti, tra cui la Provincia Autonoma. Tra le tante iniziative c’è la casa clima, l’autobus a idrogeno , la produzione di pellet , per fare un dispetto agli sceicchi e usare il legno per importare meno petrolio». La Chiesa deve sì proporre teoria, ma di questi tempi è la pratica a dare senso anche alla teoria: «Stiamo coinvolgendo le comunità religiose ad essere antenne sensibilizzanti nel territorio per il risparmio energetico. Alcuni preti ci dicono che questi non sono temi centrali… Ma la sopravvivenza dell’uomo è un tema centrale. Non si può pregare da morti, ci vuole un ambiente vivibile». L’impegno passa anche dall’informazione: «Abbiamo realizzato un dvd a partire dalla Caritas in Veritate e ogni settimana teniamo una rubrica su questi temi nei nostri settimanali diocesani».Claudio Garrone , operatore forestale, e Dorothee Mack , pastora valdese, hanno invece condiviso la loro esperienza con “Gallo Verde”, un sistema di certificazione pensato in Germania le comunità religiose, protestanti e cattoliche, che permette di censire e analizzare i consumi energetici, la produzione di rifiuti, gli eventuali sprechi e capire come intervenire a beneficio dell’ambiente e delle casse parrocchiali e comunitarie. Sono 800 le comunità tedesche che vi hanno aderito. «Non bisogna avere paura di certificazione – ha tranquillizzato Garrone – conta più il cammino che la comunità intraprende che la certificazione stessa». Concorda Mack: «La comunità ne discute, sono i laici, di solito, ad occuparsene in prima persona. Questo processo tante volte permette a nuove persone di avvicinarsi alla vita comunitaria, proprio perché la sente più vicina alla sensibilità ambientale. Nella nostra esperienza della comunità valdese di Milano, per esempio, abbiamo eliminato i piatti e le posate di plastica dalle cene comunitarie e abbiamo fondato un Gas, Gruppo d’Acquisto Solidale. Con la mascotte del pulcino verde, figlio del Gallo Verde, pensiamo anche all’educazione dei più piccoli». «La certificazione – spiega Garrone – permette di vedere in concreto dove si consuma e dove si spreca. Questo non costringe la parrocchia ad eseguire dei lavori. Semplicemente, però, quando ci si accorge di quanto si spreca, magari a causa di uno scarso isolamento termico, spesso si capisce come isolare un tetto o effettuare altri lavori porta dei vantaggi economici anche importanti. Per questo, molte comunità aderiscono a “Gallo Verde” non per la finalità ambientale – ed è un peccato – ma semplicemente per risparmiare. Ma è un motivo in più, un piccolo passo per fare il possibile per questo mondo».Don Francesco Poli , presidente del Centro di Etica Ambientale di Bergamo, riconosce che si tratta di una sensibilità recente: «La Chiesa Cattolica è arrivata molto tardi su questi argomenti, ma bisogna dire che ha recuperato il gap che aveva. È un progetto che dobbiamo fare insieme, condividendo le consapevolezze che ciascuno ha». Si parte dalle cose piccole: «Un installatore di caldaie che entra nelle case per portare nuovi modelli più efficienti può anche portare la consapevolezza che gli esemplari rinnovati non solo permettono di far risparmiare il portafoglio, ma possono aprire nuove prospettive. Se riesce a farlo con la casalinga di Voghera, allora diffusamente si possono creare le condizioni per originare processi per il cambiamento». Con il Centro di Etica Ambientale e con le reti ad esso collegati don Poli ha scelto una linea chiara: «Alcuni preferiscono un approccio più “terroristico”, dicendo che c’è poco tempo per far fronte alla salvaguardia del creato, oggi. Noi preferiamo una consapevolezza positiva: ci concentriamo su quello che ancora possiamo fare, dando speranza al nostro mondo, al cosmo e all’uomo. E lo facciamo stringendo alleanze, facendo crescere dal basso, anche con Madre Chiesa, queste esperienze e questi profili».



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