Come il giardino può diventare deserto

Come il giardino può diventare deserto

Per alcuni una favoletta. Per altri un fatto storico. Per altri ancora una complicata allegoria. Comunque la si veda, le pagine della Genesi che descrivono il primo peccato di Adamo ed Eva continua a raccontarci molto dell’uomo, di Dio e del Creato.Al Festival Biblico i teologi Lidia Maggi e Dario Viviansi sono immersi nel mistero. «Nelle scritture – ha esordito Maggi- troviamo un Dio che strappa il mondo dal caos e pone all’apice della creazione l’uomo. Il suo primo comando, “crescete”, è un invito al banchetto. Al nutrimento per la vita: accettare di prendere cibo appena nati è accettare il dono della vita».Ma non una vita completa: «Il giardino dell’Eden è delimitato da quattro fiumi, il segnale che il limite e la natura umana vanno insieme. La natura umana è chiamata ad affrontare la propria fragilità: il serpente che si rivolge la donna le fa vedere l’unica cosa che non può avere. Non serve che Dio scacci l’uomo e la donna dal giardino dell’Eden, il giardino già non c’è più quando il desiderio di ciò che non si può avere si trasforma in assenza». “E allora videro che erano nudi”: «Si sono accorti della loro vulnerabilità. Ora noi pensiamo che controllando il nostro stile di vita, le relazioni e il conto in banca possiamo attraversare la vita invulnerabili. La realtà è che lo siamo sempre». Ma Dio si fa presente: «Dio cuce un nuovo abito per l’umanità, che non lo proteggerà da malattie, dalle ferite e dalla vecchiaia, ma ci aiuterà a fare i conti con la nostra vulnerabilità».Don Dario Vivian ha osservato: «Adamo ed Eva, scappando dal Giardino dell’Eden, si voltano: vorrebbero tornare indietro, ma l’Angelo è lì da impedirlo. I fallimenti della vita non si risolvono con la regressione, ma andando avanti». Il mito dell’innocenza originaria può essere pericoloso: «Alle prime comunioni vestiamo i bambini di bianco e li ammiriamo, mentre in realtà vorremmo tornare come loro, in un giardino immaginario dove la vita non ci tocca». Commentando Adamo ed Eva, ritratti di spalle da Botero, Vivian si scaglia contro la finta vergogna: «Adamo ed Eva qui si voltano per nascondere la nudità. In realtà fanno peggio, e mostrano il sedere. È meglio affrontare e riconoscere l’errore, non mistificare: peggiorerà la situazione».Come ultima immagine, il mosaico di padre Rupnik conservato a Verona, che mostra un Adamo molto simile a Gesù, un Adamo che abbraccia l’albero come Gesù abbraccia la croce e che accetta la mela come Gesù ha accettato il peccato: «Gesù prende su di sé le nostre follie e ce le riconsegna trasformate, si carica del nostro desiderio perverso e lo trasforma in un frutto d’amore. Così, anche Eva diventa capace di amare e diventa la madre di tutti i viventi».



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