Dal Festival Biblico verso il Convegno ecclesiale di Firenze

Dal Festival Biblico verso il Convegno ecclesiale di Firenze

Tra pochi mesi la Chiesa Italiana si troverà a vivere il convegno ecclesiale di Firenze (9-13 novembre).Al Festival Biblico è stato presentato un piccolo scorcio di questa tappa fondamentale per il cammino delle comunità del nostro paese. “Porte aperte”: alla chiesa di base, a un nuovo umanesimo e più in generale a un rinnovamento nello spirito.Nel corso del dibattito tra il presidente del Festival Biblico don Ampelio Cremae i sociologi Mauro Magattie Chiara Giaccardi , moderato dal giornalista Enzo Romeo , sono emerse alcune tracce utili per il cammino. «Un nuovo umanesimo è un’esigenza di tutti – ha esordito la professoressa Giaccardi – non solo dei credenti: dobbiamo capire di fronte alle sfide che abbiamo di fronte cosa fare per essere umani e non disumani». Ci sono sì profondi rischi di disumanità e disumanizzazione, ma anche opportunità per essere un po’ più umani: «Non dobbiamo aspettarci definizioni su cos’è l’uomo, ma la condivisone di un cammino, il cammino di una Chiesa in uscita e di un popolo che va avanti insieme, condividendo preoccupazioni e paure». Il cammino verso Firenze, per Giaccardi, si basa sulle storie: «Stiamo invitando le diocesi a raccontare storie dell’umanesimo vissuto per mettere in circolo la bellezza dell’umano. Non è più il tempo dei modelli astratti, dobbiamo riconoscere la bellezza e farla fiorire».Il nuovo umanesimo, ha ripetuto Giaccardi, non può essere una mera difesa dell’esistente: «Vanno difesi i legami, ma non in senso moralista. Sono infatti davvero libero solo dentro un legame, se l’altro mi libera e mi fa incontrare il mio limite, per cui capisco il senso della realtà che mi circonda. Si parla tanto di famiglia: non possiamo limitarci a difenderci dagli attacchi degli altri, ma dobbiamo pensare se siamo stati noi per primi ad affossare l’idea di famiglia, facendo accudire i nostri anziani da altre persone. Forse siamo stati noi i primi Caini. Il Vangelo ci insegna a camminare verso la verità: la Chiesa si vede in questo. Riusciremo dentro questo tempo di cammino a vedere un po’ della verità che ci è stata consegnata». Magattipunta il dito contro il male di oggi, la vera causa della disumanizzazione: la tecno-economia . «Con il passaggio dell’artigiano alla fabbrica, il sistema è diventato più forte dell’individuo, e l’individuo si deve adattare. Dall’800 però questo modello sociale ed economico è uscito dalla fabbrica, ha invaso le città, costituisce un’infrastruttura globale e sempre più, con la finanziarizzazione, detta le sue leggi. Nemmeno Obama è capace di controllare la finanza». Secondo il sociologo, la prossima vittima di questo schema sarà la famiglia: «Potremo come singoli individui fare le cose che fino ad oggi ha fatto solo la famiglia. Persino la riproduzione sta iniziando ad appoggiarsi a questo sistema tecnico-economico. L’idea che ci si possa interrogare solo su questioni tecniche e per il resto ciascuno è libero di fare quello che vuole è tecno-nichilismo».Il dominio della tecno-economia la vera causa della crisi? «Negli anni ’50 abbiamo pensato di costruire la società civile per far crescere l’economia. Dopo il crollo del muro di Berlino abbiamo fatto crescere solo l’economia nella speranza crescesse la società civile. La realtà è che molte persone hanno migliorato le loro condizioni di vita, ma è aumentata la concentrazione della ricchezza e le disparità. Il 2008 è stato come un infarto: c’è chi dopo l’infarto continua come prima, e chi capisce che deve cambiare. Noi non possiamo più continuare in questo modo, aumentando solo i consumi interni. Dovremo invece produrre una buona scuola, un buon ambiente, un modo nuovo di fare ricerca, e questo in relazione con il mondo, facendo emergere alleanze di senso». Bisogna stare attenti, e vigilare: «Il prossimo passo della tecno-economia sarà arrivare al nostro corpo. Anche questo sarà tecno-economizzato». Il Festival Biblicopuò essere un modello positivo: «Non è nato a tavolino – precisa don Ampelio Crema- ma dal basso, dalle reti, dal volontariato. È la prova che si può andare contro corrente. La Parola di Dio ci invita a diventare protagonisti, liberi dalle prigioni nei numeri e del Pil». Qualcosa che parla anche alla Chiesa: «Il nostro sistema di campanili, di associazioni, di gruppi e di istituti religiosi non regge più, non possiamo più farci concorrenza. Dovremmo invece andare nelle piazze, mettere insieme carismi, risorse, potenzialità che adesso sprechiamo. È tempo di camminare insieme».Ma si devono gettare le basi anche per un mutamento nella comunicazione: «Anche i media dipendono da logiche tecno-economiche. Pensiamo ai criteri di notiziabilità e al veloce ciclo di vita delle notizie. Del terremoto in Nepal non parliamo più… Dobbiamo recuperare capacità di narrazione: lo stiamo facendo con il sito del Convegno di Firenze. Papa Francesco ci ha dato un esempio prezioso: non guardando all’astratto ma alla concretezza della vita. Il suo modo parlare, di fatto, è la versione moderna delle Parabole di Gesù».  Conferma Magatti : «Papa Francesco è un Papa che viene dall’Argentina. È l’espressione della globalizzazione. La sua popolarità, negli Stati Uniti d’America, ha superato quella di Giovanni Paolo II. Sembra che la Chiesa italiana non se ne stia rendendo conto. È come avere in squadra Schumacher o Messi e dire che “non gioca bene”. Roma è il centro della Chiesa mondiale: siamo noi, gli italiani, i provinciali». E pochi giorni dopo il Convegno di Firenze prenderà il via il Giubileo della Misericordia: «Misericordia significa scegliere di vivere questo tempo, non essere altrove, fuori dalla storia, ma medicare le ferite che l’umanità sta affrontando. Le cose non vanno bene, ma se abbiamo un briciolo di fede, medicando queste ferite, abbiamo il compito di far sbocciare quel seme di bene che già c’è nell’uomo. E questo non riguarda dolo i vescovi e i cardinali. Riguarda tutti». La Parola come balsamo? «Siamo la generazione che può riprendere davvero in mano la Parola – incoraggia don Ampelio Crema- la Parola ci può essere di forza e sostegno, per confrontarci con la società nella quale viviamo».



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