“Dialoghi di Pace” – I giovani verso il futuro della Chiesa con Ernesto Olivero

“Dialoghi di Pace” – I giovani verso il futuro della Chiesa con Ernesto Olivero

All’edizione del Festival Biblico in cui tutto parlava di pace non poteva mancare la testimonianza di un uomo di pace come Ernesto Olivero, fondatore del Sermig di Torino, capace di trasformare un arsenale militare nella sede principale di un’opera missionaria con progetti di sostegno in ogni angolo del mondo.

“Dialoghi di Pace”, con il vaticanista del TG1 Fabio Zavattaro, si è dimostrato un incontro atipico rispetto agli altri appuntamenti del Festival: a guidare la discussione ci hanno infatti pensato le domande – pescate a caso da Zavattaro – preparate in precedenza dai giovani legati al Sermig di Vicenza e dai giovani di Esplorificio 7.

“Speriamo che venga Papa Francesco”

Il fondatore dell’Arsenale della Pace è già proiettato verso la data del 13 maggio 2017, quando a Padova si terrà il quinto appuntamento mondiale dei giovani per la pace: «Saremo in 100 mila per gridare lo slogan: “Vinciamo la pace”. Speriamo che anche Papa Francesco sia con noi, ma se viene non parlerà, ma ascolterà i giovani».

Sono i giovani il centro del mondo di Olivero: «Gli adulti non amano i giovani. Noi li amiamo. Ma dobbiamo aver fiducia in loro, non aver paura di dire che se si drogano sono amici della malavita, perché i soldi della droga finisce nelle mafie».

Quattromila progetti

«Quando eravamo ragazzini sognavamo un gruppo missionario contro la fame nel mondo. Ora abbiamo quattromila progetti di sviluppo in tutti i continenti: i soldi ce li dà la gente comune. Abbiamo chiesto ad un generale della finanza di controllare il nostro bilancio e l’hanno studiato 400 economisti».

Olivero ha raccontato la visita del 14 maggio 2015 del presidente Mattarella all’Arsenale della Pace: «L’ha accolto un nostro ospite, un profugo che ha ancora un proiettile sulla gamba, che non lo conosceva. Mi ha detto: “Quell’uomo deve avere sofferto”. Si sono riconosciuti reciprocamente dal loro dolore». E alla domanda sul motivo per cui la stampa non aveva dato spazio a tante buone notizie, come il raduno del Sermig a Napoli che aveva riunito 50 mila giovani e la loro voglia di pace, Mattarella ha riconosciuto: «Ci ha detto: “Sono imbarazzato, continuate a crederci!”».

“Per una Chiesa scalza”

Uno degli spunti arrivati dai giovani riguardava la ricchezza della Chiesa. Olivero ha sintetizzato il suo pensiero già nel 2010 nel libro “Per una Chiesa scalza”: «Una Chiesa povera è già possibile, è già scritta sul Vangelo. Il Papa sta facendo questo sforzo convincendo i vescovi e i cardinali: ma la gente ci incoraggia, c’è una grande fame di Dio. Eppure le persone sono stanche delle prediche: vogliono vedere che tu stai vivendo veramente ciò che proponi».

I giovani guardano al futuro: «La luce annulla il buio, sanno che le chiacchiere non valgono niente. I ragazzi sono luce e forza, anche se sono una minoranza sono una minoranza che converte, che può cambiare il mondo. L’oggi è nelle nostre mani».

Olivero e l’immigrazione

Sull’immigrazione: «Ho scritto una canzone intitolata “Mamma mia”, pensando a chi sta annegando in mare mentre invoca il nome della madre. Ma noi siamo una terra di emigrati, non possiamo essere razzisti. Eppure, nell’accoglienza, bisogna far sì che chi viene qui diventi italiano. Altrimenti succede come in Francia e in Belgio, che cittadini locali diventano terroristi perché isolati nei ghetti. Da noi, i profughi accolti al Sermig, quando giocano a calcio, devono parlare in italiano, altrimenti l’arbitro li espelle». Ma l’accoglienza non discute: «Ogni giorno offriamo quattromila pasti: l’amore è dare da mangiare agli affamati e vestire gli ignudi». Il fondatore del Sermig ricorda ancora il ragazzo che lo sfidò negli anni ’80, provocandolo: “Dove dormi stanotte?”: «Chiamai mia moglie a casa, dicendole che quella notte avrei dormito in stazione per vedere come riuscivano

Le armi uccidono cinque volte

Un mondo di pace è possibile? «Isaia ci dice che la pace arriverà quando le armi non saranno più costruite. Le armi uccidono cinque volte: primo quando sono finanziate tolgono soldi alla sanità e alla scuola, secondo tanti giovani con intelligenze enormi non possono dedicare le loro energie a studiare come combattere malattie inguaribili. Terzo quando sparano non scherzano. Quattro chiamano vendetta. Cinque: quando tornano a casa i soldati impazziscono». Olivero lancia la sua sfida: «Noi siamo il mondo: perché non costruiamo un mondo senza armi? Non è fanatismo, ma un discorso pragmatico. La pace deve entrare nella dimensione politica».

Un laico sposato padre spirituale

Adesso Olivero è il primo laico – dopo 52 anni – ad essere considerato padre spirituale da preti, monache e consacrati di una famiglia religiosa: «Quando ho cominciato ho detto a Gesù: “Non parlerò mai in pubblico, non salirò mai su un aereo e non incontrerò mai i poveri a tu per tu”. Ho dovuto fare tutto. Sapevo che avrei dovuto cambiare carattere e trovare un metodo infallibile per non montarmi la testa: per questo è stato necessario pregare molte ore al giorno, e non prendere nessuna decisione senza che un uomo di Dio credente, o non credente, mi dica il suo parere».

“Un cristiano non può essere razzista”

Ma Olivero è consapevole di come solo l’impegno possa tramutare i buoni propositi in realtà. Questo vale anche per i cristiani nel loro rapporto con Dio: «Oggi siamo pagani. Se avessimo voluto diventare calciatori professionisti di Serie A ci saremmo allenati fin dall’infanzia ogni settimana per ore e ore. Il catechismo invece ha riguardato solo minuti e minuti, e viene abbandonato dopo gli 11 anni: per questo siamo pagani. Dobbiamo tornare ad insegnare tutto ai ragazzi fin da piccoli, fin da piccoli devono “vivere” il seminario e il corso prematrimoniale. Allora capiremmo che un cristiano che dice il “Padre Nostro” non può essere razzista. Insomma, dobbiamo avere il coraggio di rinascere».

 



X