Don Patriciello, la terra dei fuochi è un problema di tutti

Don Patriciello, la terra dei fuochi è un problema di tutti

Arriva in ritardo Don Maurizio Patriciello a causa del volo, “ripristinando l’umanità anche al nord”, come scherza il giornalista Alessandro Zaccur i dando il via all’evento “Terra promessa, terra dei fuochi”oggi al Palazzo delle Opere Sociali, e a fine giornata saranno ben 4 gli aerei che il parroco di Caivano prenderà pur di esserci a testimoniare al Festival Biblico e pur di arrivare in tempo, domattina, per celebrare il matrimonio di due dei suoi giovani parocchiani che ogni giorno combattono contro i rifiuti tossici. Don Maurizio, il simbolo della lotta contro i rifiuti tossici, è un uomo forte, si vede subito, ma soprattutto un uomo appassionato che sa trovare anche la capacità di scherzare, di rendere più lieve un tema terribile, che riguarda tutti. Diventato parroco già trentenne nella speranza di occuparsi dell’anima dopo essersi occupato per 10 anni dei corpi facendo l’infermiere come capo reparto, Don Maurizio capisce ben presto che la Chiesa si deve occupare delle persone e non ne può fare a meno, anche quando ha a che fare con la camorra, con politici sordi, con industriali criminali. Umile come tutti i servitori di Dio, si anima e quasi grida quando racconta che cosa affronta ogni giorno: “Ho passeggiato per campagne vedendo discariche all’aperto con amianto sbriciolato laddove andavano a fare footing ragazzi giovani, da noi non esistono famiglie che non abbiano 2 o 3 casi di tumore, l’altro giorno è morta una ragazza di 22 anni in 20 giorni, ho portato al Quirinale 13 madri che hanno perso 13 bambini piccoli, io credo alle lacrime del presidente della Repubblica, ma i politici devono fare di più”. Si commuove. Poi quasi si indigna: “Il decreto legge sulla Terra dei fuochi è un decreto piccolo piccolo, nato già con il peccato originale – non serve arrestare le persone che bruciano i rifiuti. Lo sappiamo chi sono, sono Rom, emigrati e disoccupati che vengono pagati 30 euro al giorno per questo, cosa facciamo, riempiamo le carceri con queste persone? Bisogna arrivare al mandante, perché lo Stato non si fa questa domanda? È importante dire che nella terra dei fuochi c’è stata la camorra e non c’è dubbio, ci sono stati gli industriali disonesti e non c’è dubbio, ma c’è anche stata una parte della politica che non ha voluto vedere. In Campania non vogliamo l’esercito, non vogliamo le cose straordinarie, i commissari straordinari, ne abbiamo avuti fin troppi. Perché non aumentiamo le forze in campo? Quelle restano per sempre, noi vogliamo che l’ordinario funzioni. Io sono molto contento di essere a Vicenza oggi perché c’è un altro grande tema che mi preoccupa molto: questo parlare di nord e sud. A Taranto, a Civitavecchia, a Sassari, c’è stato inquinamento a causa di industrie che ben conosciamo. Ma da noi c’è la campagna e tanta disoccupazione perché non ci sono aziende. Chi ha creato quei rifiuti? Tutti lo sanno che i rifiuti provengono da industriali disonesti e molti sono del nord. Per cui sono qui a dirvi: cancelliamo, anche nelle parole, questa divisione tra Nord e Sud, perché la terra dei fuochi è un problema di tutti e in molte parti di Italia esistono terre dei fuochi, che, tra l’altro, è una definizione che non deve diventare uno slogan. Dobbiamo fare qualcosa e non perdere mai la speranza”. L’evento, realizzato in collaborazione con Avvenire, ha visto la partecipazione straordinaria di Goffredo Fofi .



X