Dotti sul tema: l’amore è la via per la giustizia, ospitare migranti pure

Dotti sul tema: l’amore è la via per la giustizia, ospitare migranti pure

Johnny Dotti , imprenditore sociale e pedagogista per vocazione, è tra le voci che accompagneranno la XII edizione del Festival Biblico alla scoperta del profondo legame che c’è tra Pace e giustizia.  Lo abbiamo intervistato per voi, per darvi un assaggio del suo pensiero. E che pensiero.
Buono e giusto insieme«Non dobbiamo più separare ciò che è buono da ciò che è giusto», osserva Dotti. Detto in un altro modo, non possiamo più pensare all’esistenza di più “giustizie”. La giustizia è una sola: «Giustizia e giustificazione (salvezza dell’anima) nella nostra tradizione cristiana vanno insieme. Non c’è insomma una giustificazione legata alla salvezza ultraterrena da una parte e una giustizia umana da un’altra».   L’amore come via alla giustiziaE se dunque anche la giustizia terrena risponde ai canoni della giustizia celeste, per Dotti entra in gioco un’altra categoria: l’amore. «La giustizia non può essere slegata dall’amore, quello che i sociologi chiamano “legame sociale”. Non esiste infatti la cosa giusta per un individuo, esiste il giusto nei rapporti che si rigenerano, nella vicinanza, nella compassione, nella solidarietà». La fragilità produce più frutti della potenza Non proprio il leit motiv del “turbocapitalismo”, che un modo di pensare molto nietzscheano sintetizzerebbe nell’espressione “volontà di potenza”. Invece, secondo Dotti è tutto il contrario: «Parafrasando San Paolo, “Sei forte quando sei fragile”. La fragilità genera la solidarietà, ti fa vivere la tua sorte con quella degli altri. La potenza, invece, se slegata dalla fragilità, è distruttiva. Porta alla prevaricazione, al colonialismo, alla volontà di insegnare agli altri come va il mondo». Perché Pace e Giustizia tornino ad andare d’accordo, insomma, secondo l’imprenditore bisogna riconciliarsi con la dimensione della fragilità: «Non si vive solo di microscopio e telescopio».   Giustizia “politically incorrect”Domandiamo a Dotti qualche “assaggio” di giustizia possibile oggi. Non esista un istante: «Ospitare i migranti». Poi prosegue: «Ospitare i migranti non in strutture specialistiche legate all’emergenza. Ma insegnare alle famiglie ad aprire le loro porte». E contro la “tecnocrazia” dilagante Dotti aggiunge: «Riportiamo i ragazzi alla dimensione della bottega: oltre a studiare, a 13-14-15 anni è fondamentale fare esperienze reali di lavoro, come la tradizione italiana ci insegnava».   Cristiani “martiri” della giustizia, anche quando farlo è illegale«Dedichiamo 150 giorni del calendario ai martiri – spiega Dotti – ma non sappiamo più cos’è il martirio. Il martire è testimone della vita: se qualcosa impedisce la vita, il cristiano deve testimoniarla facendo il contrario». Dunque anche quando è illegale, come ospitare un migrante o far provare il lavoro ad un ragazzo: «All’inizio le banche popolari e quelle di credito cooperativo erano fuori legge. Prima solo i ricchi e gli stati potevano prestare soldi…» La giustizia – anche, e soprattutto quando è scomoda – può passare solo dalla testimonianza. «Abbiamo perso la memoria», riconosce Dotti. Ma un nuovo “principio” è possibile.



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