Elogio al dialogo

Elogio al dialogo

Come declinare il dialogo tra laici e credenti non secondo logiche contrapposte ma come esperienze comuni all’esistenza di ognuno in un periodo che non vede speranza ma solo crisi? Il messaggio lanciato da papa Francesco esorta a darsi da fare, ad assumersi le proprie responsabilità, in tutti i campi e là dove la vita ci chiama. Sullo sfondo c’è il grande, delicato e tormentato momento di passaggio che stiamo vivendo a tutti i livelli. La crisi economica sembra azzerare la speranza. I laici cristiani hanno oggi il grande compito di indicare la strada di un nuovo umanesimo, capace di far rifiorire questo Paese, questo Continente, pescando nell’enorme patrimonio di cultura di cui disponiamo e che ha dietro (o dentro) di sé un altrettanto colossale capitale di valori. In un clima di emozione per la liberazione dei due sacerdoti vicentini e della suora canadese in ostaggio da quasi due mesi, il Festival Biblico si è interrogato sul senso di una nuova alleanza tra credenti e non credenti per il futuro del nostro Paese e non solo in una speciale tavola rotonda che ha visto riuniti grandi firme del giornalismo con esperienze di quotidiani, di settimanali, di testate televisive, tutti accomunati dalla passione dell’informazione che diviene passione e curiosità per la verità: Ferruccio De Bortoli, direttore del Corriere della Sera, Antonio Sciortino, direttore di Famiglia Cristiana, Enzo Romeo, giornalista del Tg2, moderati da Stefano Salis, capo redattore de il Sole 24 Ore.”Come possiamo salire in cattedra, come possiamo dire ai nostri fratelli islamiciadesso vi insegniamo noi cos’è la democrazia, ora vi insegniamo noi che come dovete fare – è intervenuto Enzo Romeo -Ovvio che rimaniamo tutti inorriditi quando ci sono rapimenti di ragazzine nelle scuole, ragazzine rese schiave, quando si condanna a morte una persona perché di fede diversa. Ma dobbiamo essere persone di dialogo, dobbiamo essere persone che hanno il coraggio di parlare allo stesso livello degli altri, testimoniare quello che noi siamo agli altri.Sono cadute le barriere tra società divise a compartimenti stagni. La Chiesa, che dall’interno cambia, supera paure che ci siamo portati dietro dalla storia contemporanea, con una nuova possibilità di futuro e positività. Il dialogo rappresenta in questo senso l’unica strada per unire e per limitare le distanze”. “Il punto di incontro è quello del rispetto della dignità della persona e della piena condivisione di quello che sono i problemi che angosciano la vita contemporanea – ha affermato De Bortoli – Non ci possono essere contrapposizioni e steccati. Ci sono le differenze ma le differenze non annullano il dialogo. Il dialogo è fatto tra persone che la pensano allo stesso modo ma che individuano l’esistenza di valori condivisi. Io credo che non siamo in una fase di crociate e di contrapposizione così violente. Siamo in una fase in cui dobbiamo riunirsi e condividere i problemi perché le soluzioni sono soluzione che appartengono alla dimensione umana. Poi c’è chi crede che ha un dono del signore e chi non crede ma che ha con il credente una condivisione di valori. Nell’ Evangelii Gaudium Papa Francesco si interroga su quale ruolo sociale devono avere i credenti e respinge l’ipotesi che la religione sia un fatto esclusivamente personale. Il credente deve essere un buon cittadino e se non è un buon cittadino non è un credente. Non ha letto il vangelo, non segue i precetti delle sacre scritture, ha una dimensione individuale ed egoistica della religione. Non c’è una religione pret a porter, i principi non si acquistano al super market, c’è una condivisione che deve portare ad un impegno nella società di colui che crede. E ovviamente qui Papa Francesco riprende la grande tradizione di tutta la dottrina sociale della Chiesa e in qualche modo vede il cattolico non in un solo partito, vede il cattolico nella società: dice uscite e contaminatevi. Non rinchiudetevi perché quando le comunità si rinchiudono cominciano a morire”. De Bortoli ha poi messo in luce come la crisi sia crisi di valori condivisi a livello sociale e l’unico terreno d’incontro possa stare nel rispetto della persona. “Lo sfilacciamento della società civile e senza significati ci fa chiedere: perché ci muoviamo, produciamo e agiamo? Che tipo di eredità lasciamo ai nostri figli? Come possiamo custodirli? A queste domande risponde una nuova alleanza. La supplenza della Chiesa con parole che interrogano tutti porta la misericordia ad essere una questione sociale. Custodire valori comuni con persone di buona volontà e pensanti che uniscono i loro valori significa porre le basi per un futuro diverso. Comunità stanno insieme ritessendo il senso dello stare insieme, nell’apertura ad altre culture e nell’integrazione continua con loro, ma anche non tacendo le persecuzioni che attualmente i cristiani stanno patendo in tutto il mondo, compreso il Vecchio Continente. Nel consumo delle notizie perdiamo il senso della direzione e dimentichiamo anche le cose importanti nella quantità di informazioni che ci sommergono. Anche la sofferenza, come ci ha ricordato Edgar Morin, ci unisce e ci fa riscoprire la cifra comune dell’essere uomini. La stessa Italia si è unita soprattutto nella sofferenza e nella necessità”.Secondo Stefano Salis il contesto attuale pone delle basi inedite per una nuova alleanza tra credenti e laici, in un orizzonte che chiama a nuove sfide per uscire da una crisi apparentemente senza sbocchi. Antonio Sciortino ricorda, a tal proposito Martini:”Martini come Mosè ha visto e guidato verso la Terra Promessa ma non ha visto l’esito del processo, che Francesco porta avanti. Le priorità valoriali di oggi che Francesco consegna alla Chiesa sono famiglia, lavoro e accoglienza degli stranieri. Su tali temi, che insieme racchiudono il futuro dei nostri figli, non è possibile dividersi ma è necessario trovare le ragioni dell’unità, superando da parte del corpo ecclesiale lentezze e ritardi”.Alla fine di questo appassionato incontro, è possibile dire che Credenti e pensanti allargano gli spazi di dialogo, superando il rigido steccato tra credenti e non credenti, ma anche lo steccato tra pensanti e non pensanti, unendo il meglio del credere e del pensare e aprendo una stagione per una “società in uscita”, in grado di integrare continuamente quei valori comuni che vanno custoditi e non dispersi, messi in circolo e non tenuti in ostaggio.



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