Essere missionari in terra di Boko Haram

Essere missionari in terra di Boko Haram

“Dal 2010 sono 22.000 i morti , nello scorso mese d’aprile 75.000 gli sfollati camerunensi e 87.000rifugiati nigeriani nel nord del Camerun che ha solo 2 milioni di abitanti, 170 scuole chiuse con 5.400 studenti a casa”. Sono solo alcuni dei dati catastrofici che fratel Fabio Mussi , missionario del PIME operativo nella lingua di terra a nord del Camerun oggi ha dato al festival Biblico parlando del fenomeno Boko Haram . “L’emergenza non è affatto finita – ha spiegato Mussi dialogando con la giornalista Anna Pozzidurante l’evento ‘Noi, missionari nella terra di Boko Haram’- e i missionari sono ancora lì che operano nel tentativo di essere una presenza di resistenza e di speranza”. Mussi ha fornito un quadro molto preciso della situazione e anche del contesto: “La zona del nord del Camerun è una zona predesertica, sui cui confini prima passavano solo le migrazioni di animali. Tutti e soprattutto il governo del Camerun ha inizialmente sottovalutato la questione Boko Haram e le sue ripercussioni sul Camerun”. “All’inizio si pensava che fosse un problema della Nigeria. Non sono attacchi sporadici, sono attacchi simili a quelli dell’Isis e Boko Haram conquista territori ed è un vero e proprio califfato”, ha sottolineato la Pozzi. “Gli sfollati arrivano perché sul confine, tutte le persone fino a 15 km dalla frontiera hanno dovuto lasciare le proprie case – ha proseguito Mussi – Il Governo del Camerun ha creato un campo profughi di 50.000 persone ma ce ne sono tantissime sparse per il territorio che si insediano dove trovano costruendo case di paglia che tra poco, con l’arrivo della stagione delle piogge, non serviranno come riparo. Noi cerchiamo di aiutare anche queste persone, distribuendo cibo e acqua. Quello che noi come Caritas siamo riusciti a fare finora, oltre distribuire tonnellate di cibo, è quello di trivellare e creare dei pozzi per rendere l’acqua potabile fruibile a più gruppi di persone. Servono 20 litri di acqua al giorno a testa da bere e per lavarsi, visto che le temperature arrivano a 45° all’ombra e di sera calano solo a 38.Se non facessimo così le epidemie sarebbero tantissime. Inoltre ci occupiamo di sanità. Siamo riusciti a fare 6.850 vaccinazioni contro la meningite, visitato 9.924 persone e curato 5.980 malati. Ci è capitato anche di trasferire feriti di Boko Haram da un ospedale all’altro perché ovviamente gli ospedali del Camerun non volevano curare uomini che poi, una volta guariti, sarebbero tornati a far del male. Per combattere il fenomeno Boko Haram dobbiamo far sì che i ragazzi studino e non rimangano per strada. Se rimangono per strada diventano facili prede di Boko Haram che li arruola pagandoli molto. Ecco perché, dopo la chiusura di tante scuole ci siamo preoccupati anche dell’istruzione: attualmente sosteniamo circa 1.500 alunni. Il Ciad mesi fa è intervenuto militarmente con un discreto successo e anche in Nigeria, con il nuovo presidente, speriamo che i governi si facciano realmente carico di questa piaga”. “Tanto per dare un dato – rincara Anna Pozzi – il giorno della strage a Parigi al Charlie Hebdo, per mano di Boko Haram sono morte 6.000 personee nessuno ne ha parlato . Non si può più ignorare questo fenomeno che si lega all’Isis”.



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