Festival Biblico a Rovigo: in sei mila al matrimonio tra Giustizia e Pace

Festival Biblico a Rovigo: in sei mila al matrimonio tra Giustizia e Pace

Oltre sei mila presenze, tutto esaurito ad ogni Lectio Magistralis, 24 eventi in soli tre giorni, 75 realtà associative coinvolte, 40 volontari per la gestione di ogni aspetto organizzativo.

Sono questi i numeri – e numeri davvero lusinghieri – della terza edizione del Festival Biblico di Rovigo, che si conferma come uno degli appuntamenti più importanti della città. Una importante esperienza di collaborazione tra tante realtà del territorio, espressioni di talentidiversi, che insieme hanno saputo tessere una narrazione coerente ed efficace sul tema della giustizia e della pace.

La vera eredità dell’edizione 2016 del Festival non sta solo nei numeri, ma proprio nei contenuti e nella riflessione sul tema «Giustizia e Pace si baceranno». Manuela Fasolato, Michele Visentin, Enrico Berti, Donatella Di Cesare, Umberto Ambrosoli, Aniello Manganiello, Roberto Pinato, l’orchestra giovanile del Conservatorio Venezze, Elena Gaiardoni, Francesco Toso, Cristina Caracciolo, Agnese Moro, Guido Barbujani, Adrea Torniellie tutti gli altri ospiti della tre giorni dedicati alla Bibbia hannotestimoniato, ciascuno nel proprio ambito di competenza, che il «bacio» tra Giustizia e Pace non è una possibilità, ma un dovere morale di ogni uomo.

Questo è perseguibile in molti modi e forme diversificate: l’educazione, l’impegno sociale, la comunicazione, la cultura, la musica, la letteratura, l’imprenditorialità, la preghiera. «Queste testimonianze – afferma don Andrea Varliero, che ha coordinato i lavoridel Comitato organizzatore del Festival -hanno avuto il merito di aver tolto dall’area semantica della retorica le parole “giustizia e pace”, e di averne fatto esempi di concretezza».

È la concretezza dell’impegno degli avvocati di strada, o della battaglia in difesa dell’ambiente del magistrato Manuela Fasolato, o dell’amore per la sua Scampia di Aniello Manganiello che invita i giornali ed i telegiornali ad essere più giusti con quella realtà, che «è camorra – certo – degrado, marginalità, ma anche virtù, coraggio e umanità straordinaria. Raccontarla con giustizia significa allora considerare tutto, anche questi aspetti».

C’è la concretezza del patriarca di GiordaniaElias Nimeh Lahhman Maroun che fa del dialogo tra popoli e culture l’unica possibile resistenza al male dilagante e racconta come la sua terra, 7 milioni di abitanti, riesca ad accogliere 3 milioni di profughi. E c’è ancora la toccante testimonianza di Agnese Moro che nel ricordo commosso del padre ucciso dalla Brigate rosse, indica un’unica via per la pace: il perdono. E se per tutti la giustizia è la condizione prima della pace, per i filosofi Enrico Berti e Donatella Di Cesare, questa condizione è realizzabile solo se l’uomo impara a guardarsi dalla banalità dilagante del male. Se si educa, cioè, a mettersi nei panni degli altri per comprenderne le ragioni e soprattutto le sofferenze.

È così facendo che l’uomo, ogni uomo, accorcia le distanze tra sé ed il suo prossimo, si fa compassionevole, rompe con la logica della fredda burocrazia e smette di frantumare la responsabilità in tanti piccoli pezzetti di cui si sente la parte meno influente. Egli diventa l’uomo giusto. Da lui solo può nascere una società in cui Giustizia e Pace si baceranno come scritto nel salmo85 che ha dato il titolo al Festival Biblico.



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