Fratellanza: elogio della differenza, di Ilenya Goss

Sui fratelli e le sorelle e i loro rapporti si potrebbero scrivere lunghe riflessioni: l’idea di fratellanza, che oggi in Occidente diamo per acquisita come principio laico che figura nel primo articolo della Dichiarazione Universale dei Diritti Umani (1), è sicuramente legata, anche se non esattamente coincidente, alla nozione di fraternità, ed entrambe hanno a che fare con il legame naturale tra chi nasce nella stessa famiglia.

 

Se la parola fratellanza riferisce chiaramente ad una sorta di parità di diritti tra tutti gli esseri umani e al vincolo che ne consegue, il termine fraternità, con gli avverbi e gli aggettivi derivati, indica atteggiamenti e rapporti all’insegna di una origine comune: l’utilizzo di queste parole in ambito cristiano fa chiaramente riferimento all’idea di figliolanza di tutti gli esseri umani, raccolti dalla paternità di Dio, da cui deriva la relazione tra di loro. Anche se spesso si parla di fratellanza/fraternità per indicare la parità, bisogna ricordare che essere fratelli implica la differenza molto più che l’uguaglianza: salvo casi particolari essere fratelli/sorelle significa avere differenza di età, di posizione nella famiglia, di interessi, di compiti. La prima osservazione importante è che fratellanza non significa uguaglianza, ma assunzione della differenza: è proprio la differenza tra i fratelli/sorelle che consente di imparare la relazione che è sempre relazione con l’alterità, con qualcuno che pur essendo come me, tuttavia è altro e diverso da me. La tradizione ebraico-cristiana e la sua Scrittura biblica è ricca di narrazioni che gravitano proprio intorno al rapporto tra fratelli: da Caino e Abele, fino alla metafora del popolo di Israele come primogenito rispetto al nascente cristianesimo che troviamo nella letteratura neotestamentaria. Essere fratelli in ambito biblico è insieme un dato di fatto e un compito mai concluso: si è fratelli, ma non si è naturalmente fraterni, perché ciascuno deve apprendere a stare nella relazione in modo giusto, armonico, superando le forze egoistiche e oppressive che avvelenano i rapporti. A essere fratelli si impara, e occorre passare per la consapevolezza che relazione significa responsabilità, smettendo di sottrarsi alla domanda “Dov’è tuo fratello?” (Gn 4,9). Se da un lato è bene ricordarci la pari dignità di tutti gli esseri umani, dall’altra è fondamentale ricordare che ciò non significa appiattimento in una uguaglianza che diventa ingiustizia: nel rapporto tra differenti si realizza la vera comunione e la vera ricchezza di essere umani, nel rispetto e nella responsabilità del prendersi cura gli uni degli altri.

 

 (1) Dichiarazione Universale dei Diritti umani, Art. 1: “Tutti gli esseri umani nascono liberi e uguali in dignità e diritti. Essi sono dotati ragione e di coscienza e devono agire gli uni verso gli altri in spirito di fratellanza.” (sott. mia).


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