Una grammatica dell’umano di Luciano Manicardi

Una grammatica dell’umano

di Luciano Manicardi

 

Parlare di grammatica dell’umano significa innanzitutto che l’“umano” va conosciuto, studiato, compreso. Poiché noi siamo esseri umani, ci situiamo cioè all’interno dell’umano, rischiamo di dare per scontato di sapere che cosa sia “vivere umanamente”. L’uomo è l’essere che si chiede: “Chi è l’uomo?”. Strappatosi all’istintualità animale mediante la ragione e la cultura, l’uomo si umanizza attraverso l’inscrizione in una peculiarità simbolica culturale che sembra distinguerlo e allontanarlo dall’universalità della condizione umana. Condizione umana di cui Edgar Morin ha più volte sottolineato la dimensione di complessità.

Parlare di grammatica dell’umano non significa certo che la complessità umana sia riducibile a un sistema di regole e di convenzioni da applicarsi universalmente in vista del “ben vivere”. Tra l’altro, in linguistica, una grammatica si applica a una lingua particolare, che fa parte di un sistema culturale determinato. L’umano è qualcosa di universale, ma di questa universalità fanno parte la differenziazione delle culture e le differenti comprensioni culturali dell’umano.

L’esigenza di una grammatica dell’umano emerge quando in un determinato tessuto sociale e culturale si percepisce la perdita di valori fondanti, di tratti elementari dell’arte del vivere, quando si riscontra un analfabetismo circa gli atti fondamentali del vivere. Allora il richiamo a una grammatica significa il recuperare gli elementi essenziali, i nessi basilari, i corretti usi, le rette declinazioni dell’arte del vivere, che, come ogni mestiere o lingua non può essere lasciato all’improvvisazione, ma necessita di un apprendistato. Né questo si riferisce solo ai macrofenomeni di disumanità come la mercificazione e la cosificazione brutale della sessualità, ma al mangiare e al salutare, al vestire e al parlare, al conversare e all’attendere, al pazientare e all’osservare, al gustare e all’ascoltare, al pensare e all’avere una vita interiore … Quando, per esempio, in una società viene fatto strame della parola, nasce il desiderio di recuperare lo statuto umano della parola. Quando la comunicazione e il chiacchiericcio diventano invadenti nasce la nostalgia del silenzio come alveo di riposo, quiete, integrità personale, contatto con se stessi. Quando l’esibizionismo, dei corpi ma soprattutto delle anime, si fa moda, allora sorge il bisogno di riscoprire il senso del pudore. Quando la sfrontatezza e l’arroganza diventano stile di vita ammirato, ecco che riscoprire la vergogna come regolatore basilare dei rapporti umani diviene vitale. Quando imperversa il fast food, il salto del pranzo o il mangiare allo snack bar, rispunta la nostalgia dell’arte del mangiare, del far cucina, del senso del gusto, della bellezza dello stare a tavola, del senso della convivialità. Perché si tratta di elementi costitutivi della cultura e dell’umano.

Una grammatica dell’umano deve anche discernere le scorrettezze, gli errori che si verificano nel quotidiano dell’esistenza e delle relazioni e le carenze che si vengono a produrre, con l’accentuazione indebita di un elemento che conduce alla perdita di altri. L’analfabetismo emotivo spesso constatato nei giovani è un interrogativo pressante per l’educazione oggi. Questo lavoro di discernimento esige un approccio interdisciplinare, il ricorso ai più svariati ambiti del sapere, ma soprattutto il buon senso e il realismo di chi sa che, al di là delle differenze culturali, unico è il soggetto umano delle varie epoche e dei vari luoghi. Un soggetto unico la cui umanità stessa lo spinge a differenziarsi culturalmente.

“Grammatica” va intesa in modo elastico, non dogmatico né rigido, ma come opera pedagogica che istruisce su procedimenti essenziali e irrinunciabili perché l’uomo possa continuare l’umanissima fatica di tentare di conoscere se stesso e di inventare modalità di convivenza e coesistenza con il prossimo. Ci sono momenti in cui occorre avere punti di riferimento, segnavia, regole, ma soprattutto maestri che aiutino a recuperare un tessuto che si va sfilacciando. Occorre allora fare tesoro del passato e rielaborarlo nell’oggi affinché possa parlare anche al futuro. Questo è un passo essenziale per creare una sapienza contemporanea e per ricostruire una grammatica umana per l’oggi: fare opera di memoria culturale accettando di rileggere oggi ciò che ha aiutato generazioni e generazioni di uomini e donne a orientarsi nella complessità del mondo nel passato. La società tecnologica è infatti incapace di creare miti e simboli a cui le persone possano legarsi durevolmente e profondamente e in cui possano trovare senso, ovvero, significato, direzione e gusto. Cercare le tracce di chi ci ha preceduto per proseguire il cammino pur facendolo nostro, dunque con i dovuti cambiamenti di passo, è via saggia per affrontare le novità del percorso, forse anche radicali, che si renderanno eventualmente necessarie. E che si manifesteranno cammin facendo, ma che ben difficilmente  possono essere conosciute in anticipo.

Occorre dunque mettersi risolutamente nella postura del discepolo e cercare di apprendere, con George Steiner, “la lezione dei maestri”. E occorre non dimenticare che trasmettere e insegnare non è riducibile a trasmissione di tecniche e di nozioni, ma nasce dall’incontro personale, dalla relazione tra due esseri umani. E non necessariamente richiede la scrittura, se è vero che due dei più grandi maestri che ancora oggi influenzano l’intero Occidente sono Socrate e Gesù che non hanno lasciato nulla di scritto. Con la loro capacità di far nascere miti e creare simboli, essi hanno generato “l’intimo alfabeto, il codice di gran parte del nostro idioma morale, filosofico e teologico”. Checché si dica sulla fine delle grandi narrazioni, vi è un’eredità culturale del passato che non si trova semplicemente dietro, ma dentro l’uomo occidentale. Conoscerla è vitale per conoscersi. E per aiutare altri uomini a conoscere se stessi. Conoscerla è vitale per conoscere la lingua che parliamo e che ci parla orientando la nostra presenza nel mondo.

Ora, tra gli elementi di una grammatica dell’umano che oggi noi dobbiamo recuperare vi è al primo posto la parola, da riscoprire nel suo statuto umano.

 

 

Immagine: Mimmo Jodice, Peplophoros, Cuma, 1991


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