Il mondo: una Parola tra Dio e l’Uomo e l’Uomo e Dio

Il mondo: una Parola tra Dio e l’Uomo e l’Uomo e Dio

Tra i più grandi teologi del ‘900, ispiratore del pensiero di un gigante come Joseph Ratzinger, Romano Guardini continua a parlare ancora oggi, al Festival Biblico di Vicenza. Don Pier Davide Guenzi , teologo e docente della Facoltà Teologica dell’Italia Settentrionale, ha descritto “Il mondo come Parola tra Uomo e Dio ” grazie agli insegnamenti di Guardini. Il grande teologo mancato nel 1968 era nativo di Verona, era cresciuto e aveva vissuto in Germania, ma vantava con un legame speciale con Vicenza: la casa dove trascorreva ogni anno l’estate, infatti, si trova a Isola Vicentina. È lì che ha composto le sue pagine più belle. «Guardini – ha osservato don Guenzi – nel suo saggio di antropologia cristiana “Mondo e persona”, scorge nella creazione un atto di assoluta libertà, un atto d’amore libero di Dio sottratto ad ogni perché definibile dal mondo. La creazione però è una parola diretta all’uomo: tutte le realtà della creazione sono parole con cui Dio esprime all’esterno il senso del proprio essere». La creazione un grande libro da leggere: «Le cose assumono valore se si costituiscono come parola. Ma è una Parola che l’uomo può distorcere per un malinteso e distorto senso di autonomia». L’uomo, protagonista ma creatura, oltre ad ascoltare, ha un altro compito: «Deve ascoltare quella Parola di Dio che è il mondo, ma è anche chiamato a rispondere. Il suo compito è elevare la creazione come Parola che torna a Dio sotto forma di risposta». Non un dominio dispotico del creato, ma un ubbidienza rispettosa. «La creazione è un atto trasgressivo di amore. Dio non agisce soltanto, ma prepara degli spazi di libertà, concedendo alla creatura spazi di decisione. La creazione è un patire divino, che lascia essere, che si riduce, che vuole avere un interlocutore di fronte a sé».Anche l’uomo, nella modernità, è chiamato a seguire l’esempio di Dio verso gli altri uomini: «La cultura umana non è il frutto di attività, non ha come scopo il dominio, ma la raccolta e la comprensione del senso delle cose. La cultura raggiunge il suo effetto ritirandosi, creando distanze e dunque uno spazio libero in cui può manifestarsi l’uomo, la sua persona, la sua dignità e la realtà delle cose». Il nucleo più profondo, la chiave di lettura di tutto è dunque il rispetto: «Dio rispetta l’uomo. Il nostro compito è di stare al mondo, di fronte al mondo, per cogliere la Parola e trasformarla nella nostra risposta».



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