Le parole della Bibbia – Misericordia di Umberto Curi

«Beati i misericordiosi, perché troveranno misericordia»

Matteo 5,7
°°°

Le parole della Bibbia
MISERICORDIA
di Umberto Curi

 

Dal punto di vista generale, come conferma l’etimologia (misereor – cordis), il termine misericordia è usato per designare un sentimento di compassione e pietà per l’infelicità e la sventura altrui, in base al quale siamo indotti a soccorrere, a perdonare, a non infierire. In questa specifica accezione, il termine non trova riscontro nel Primo Testamento, dove il vocabolo ebraico khesed indica la solidarietà esistente fra due parti che abbiano istituito un’alleanza, senza alcuna allusione a sentimenti di “sofferenza” per il dolore di altri.
Per restare alla Bibbia ebraica, più interessante è il riferimento al termine rahamìm, plurale di rehem, che significa “utero”, o più genericamente i “visceri”. La misericordia a cui allude la parola rahamìn è dunque sinonimo di tenerezza, di amore materno, viscerale, un affetto profondo del cuore.
Anche se non si può dire che vi sia una coincidenza perfetta, il termine greco più vicino a al latino misericordia è eleos, del quale troviamo tracce importanti sia nei testi degli autori classici, che in numerosi passi del Secondo Testamento. Di eleos – in connessione stretta con un altro termine, quale è phobos, e cioè “terrore” – parla soprattutto Aristotele nella Poetica, riferendosi allo stato d’animo degli spettatori della tragedia attica. Secondo il filosofo, se una tragedia è “ben costituita”, vale a dire se è conforme ad alcune regole fondamentali, essa è in grado di indurre in colui che assista i sentimenti della pietà e del terrore. Se il protagonista della rappresentazione drammaturgica, pur non essendo responsabile di gravi colpe, viene descritto mentre subisce i colpi di una sorte avversa, ciascuno di noi, riconoscendosi in quel personaggio, è spinto a provare pietà e commiserazione per quanto a lui accade. Alla misericordia si aggiunge in questo caso anche il terrore, indotto soprattutto dalla paura da cui può essere assalito ciascuno di noi, per il timore di dover affrontare una situazione simile. Si può dire allora che la misericordia provata dallo spettatore della tragedia è suscitata da un moto di solidarietà verso colui che a noi sembra essere vittima di circostanze sfortunate, senza aver tuttavia meritato tali sventure. Da notare, infine, che l’esito conclusivo di questo travaglio, secondo Aristotele, è la catarsi, vale a dire la purificazione dalle passioni.
Nei Vangeli la richiesta di essere misericordiosi si trova bene sviluppata nella parabola del Buon Samaritano (Luca 10, 37). Altri esempi in Luca 1, 58 (il Signore aveva manifestato verso di lei (Elisabetta) la sua misericordia (tos eleos autou) e in Marco 10, 47-48 (il cieco di Gerico grida: Gesù figlio di David abbi pietà di me!, eleeson me). Più significativo è quel passaggio del discorso della montagna nel quale Gesù parla esplicitamente dei misericordiosi: “Beati i misericordiosi perché otterranno misericordia!” (eleemones e eleethèsontai, Matteo 5, 7). A sua volta, San Paolo vuole essere considerato uno che ha ottenuto misericordia da Dio (I Timoteo 1.3.16).

Importante è soprattutto sottolineare che la misericordia è indicata come una delle condizioni per la beatitudine. Con una particolarità che viene spesso indebitamente trascurata. Mentre nel caso delle altre beatitudini prevale una logica di simmetria e di contraccambio, nel senso di un “premio” diverso da ciò per il quale lo si ottiene (i poveri di spirito saranno “compensati” col regno dei cieli; coloro che piangono saranno consolati; coloro che hanno fame e sete, saranno saziati, ecc.), nel caso dei misericordiosi la remunerazione è costituita dal diventare essi oggetto di misericordia, vale a dire nel ricevere ciò che hanno dato. Benchè non siano esplicitate le ragioni di questa differenza fra le diverse tipologie di “beati”, possiamo verosimilmente immaginare che l’essere misericordiosi verso i nostri simili ci renda degni di accedere ad un livello incomparabilmente superiore, ricevendo la misericordia di Dio.



X