Le parole della Bibbia – Salvezza di don Claudio Doglio

«Sia dunque noto a voi che questa salvezza di Dio fu inviata alle nazioni, ed esse ascolteranno!»

Atti 28,28

«Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate. Ogni uomo vedrà la salvezza di Dio!»

Isaia 40,3-5 citato da Luca 3,4-6
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Le parole della #Bibbia
SALVEZZA
di don Claudio Doglio

 

Il Vangelo predicato dagli apostoli è fondato sulla risurrezione di Gesù e riguarda la salvezza dell’uomo: perciò è una parola fondamentale nell’annuncio cristiano.
I discepoli di Gesù, infatti, dopo aver condiviso con lui un’esperienza umana eccezionale, lo hanno anche incontrato risorto dai morti e lo hanno riconosciuto come l’inviato di Dio e suo Figlio. Sono giunti a questa convinzione: in Cristo, Dio realizza il suo progetto di salvezza. Dio vuole la salvezza di tutti gli uomini e Gesù attua questa volontà. Tale idea teologica sta molto a cuore all’evangelista Luca, il quale racchiude tutta la sua opera con due significative citazioni sulla salvezza: gli esegeti chiamano tale fenomeno «la grande inclusione lucana», determinata dall’uso di una rara parola greca per indicare un concreto atto salvifico.

All’inizio della predicazione di Giovanni Battista, seguendo l’antica tradizione dei Dodici, Luca riporta una citazione di Isaia (40,3-5), ma, a differenza degli altri evangelisti, aggiunge ancora un versetto che contiene proprio il termine “salvezza”: «Ogni uomo vedrà la salvezza (sotérion) di Dio!» (Lc 3,6). L’annuncio dell’intervento divino e la prospettiva universalistica di questo versetto profetico parvero a Luca un’ottima introduzione al suo racconto.

Al termine degli Atti degli Apostoli, poi, ritorna la stessa parola tecnica, in bocca a san Paolo, che a Roma, con un’altra citazione di Isaia (6,9-10), annuncia ai giudei increduli l’accoglienza del Vangelo da parte di tutte le altre genti: «Sia dunque noto a voi che questa salvezza (sotérion) di Dio viene ora rivolta ai pagani ed essi l’ascolteranno!» (At 28,28). Con l’arrivo del Vangelo a Roma e la conversione dei pagani al cristianesimo la promessa del profeta si è realizzata: grazie a Gesù Cristo e alla collaborazione della Chiesa ogni uomo ha potuto vedere la salvezza di Dio.

Lo stesso annuncio è ancora al centro della nostra predicazione ed è importante ribadirlo, proprio perché urta la mentalità corrente del nostro mondo. Infatti di fronte a tale argomento le idee più diffuse nella nostra società sono ben diverse: per alcuni la salvezza non è possibile, per altri invece non è necessaria.
Una linea di pensiero, che potremmo definire “pessimista”, guarda all’uomo con scettica o disperata delusione, ritenendo che l’esistenza umana sia senza senso, drammaticamente orientata al nulla e soffocata da un male cosmico, talmente grande da non poter essere superato. Chi pensa così, ritiene che la salvezza non sia possibile, perché l’uomo è un “disgraziato irrecuperabile”.
Dalla parte opposta c’è un’altra linea di pensiero, che potremmo definire “ottimista”, la quale considera irenicamente l’uomo e pensa che in fondo “siamo tutti buoni”, per cui basta solo un po’ di impegno per risolvere ogni problema e creare una società buona e giusta. Chi ha queste idee ritiene che la salvezza non sia necessaria, perché l’uomo è capace da solo a costruire il bene.

L’annuncio cristiano della salvezza, invece, si oppone ad entrambe queste posizioni: noi crediamo che la salvezza sia necessaria, perché l’uomo da solo non può né realizzarsi come persona né realizzare una buona convivenza sociale; ma la bellezza della notizia sta nel fatto che tale salvezza è possibile. In Gesù, infatti, Dio è realmente intervenuto per redimere ogni uomo, cioè per rendere ciascuno capace di dare un senso buono alla propria vita. Quindi la salvezza è «essere con il Signore», pienamente realizzati grazie a lui.



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