Le periferie del creato: l’universo con don Alessandro Omizzolo

Le periferie del creato: l’universo con don Alessandro Omizzolo

Tra gli ultimi appuntamenti del Festival Biblico uno sguardo al Creato con uno studioso delCreato. Di tutto il Creato.Perché don Alessandro Omizzolo , prete in una parrocchia della diocesi di Padova, il sabato e la domenica, dal lunedì al venerdì studia il cosmo astronomo della Specola Vaticana . La sua attenzione è proprio per le periferie del Creato, le galassie più distanti, intrise di materia ed energia oscura che le allontanano da noi a velocità sempre maggiore.«Prima sono diventato astronomo, poi sacerdote – racconta don Omizzolo – per cui prima mi sono abbeverato di mentalità scientifica, un dono di Dio che ci permette di descrivere in modo sintetico il funzionamento del cosmo, poi ho scoperto l’altro linguaggio per descrivere il mondo: il linguaggio della teologia». Due “lingue”con sintassi e grammatiche diverse: «Il linguaggio della scienza è universale e poggia sull’esperienza tattile con la realtà. Il linguaggio della teologia,invece, è più esperienziale. Si basa sull’incontro con Dio».Un mix che ha fatto del bene: «Con la teologia ho rinsaldato e riscaldato il linguaggio scientifico,rendendolo più umano, ma ho depurato la fede da forme infantili e superstiziose, dalla tendenza di farci un’immagine di Dio che è panacea ditutti i problemi»Per i primi 11 anni dopo l’ordinazione don Alessandro ha fatto solo il prete. Ma dalla fine degli anni ’90è tornato a fare l’astronomo: «Per i primi anni ho studiato le quasar, l’oggetto della mia tesi di laurea. Poi, però, mi sono concentrato sugli ammassi di galassie,le periferie estreme dell’Universo».Con passione don Omizzolo ha tracciato le conoscenze attuali sull’origine dell’universo (o degli universi) e le teorie sulla sua fine. Ma soprattutto, il cambio di prospettiva che la scienza ha disegnato negli ultimi secoli: «Siamo passati dal centro dell’universo alla periferia della Galassia». E un cambiamento di prospettive nel rapportotra scienza e fede: «Galileo aveva capito che la scienza ci dice come si va incielo e non come va il cielo». E si deve proprio a un religioso cattolico,padre Georges Lemaître, la teoria del Big Bang, il botto primordiale che da un punto di massa e di energia infinita (la singolarità iniziale) ha dato origine al cosmo per come lo conosciamo.«Dobbiamo però essere cauti a mescolare le carte – avverte don Omizzolo – la scienza non può dire tutto, perché si è autoimposta di non superare un certo limite. Quando cerchiamo di tappare i buchi della scienza con un Dio facciamo disastri. Il compito del fisico, come ricorda Paul Davies, è trovare le regolarità della natura e adattarle a semplici schemi matematici. Chiedersi i motivi di taliregolarità, e perché questi schemi siano possibili, esula dal dominio della fisica e si sfocia nella metafisica».Siamo i soli dell’universo?«La ricerca astrofisica ci dà risultati incoraggianti. Sarebbe strano che ci fossimo solo noi: gli elementi di base che costituiscono quello che siamo sono gli stessi in tutto l’universo. Ma quando avremo a che fare con nuove forme di vita, ci penseranno i teologi dell’epoca a ragionare sulla questione. Non è un problema nostro, almeno per ora».



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