L’estrema attualità del Cantico di Francesco

L’estrema attualità del Cantico di Francesco

E’ stata la prima pagina scritta in lingua italiana. Forse addirittura la più bella. Il Cantico delle Creature di San Francesco, uno stupore di armonia, di gioia, di ammirazione per la natura così strettamente connessa a Dio, è stato composto dal poverello di Assisi poco prima della sua morte, mentre, malato e quasi cieco, attraversava forti difficoltà.Nel volume dal titolo “Laudato sie, mi’ Signore”le voci di scrittori, giornalisti, teologi, bambini e gente comune si fonde per una rilettura del Cantico, anche con fedi e sensibilità religiose diverse. Tra gli autori la teologa Elena Bosetti e lo psichiatra Vittorino Andreol i, presenti al Festival Biblico per far risuonare, ancora una volta, la dichiarazione d’amore per il Creato di Francesco.Appassionato l’intervento di suor Elena Bosetti: «Francesco è un innamorato. Ha il cuore di un bambino e ci mostra cosa siano davvero lo stupore e la meraviglia». Un Cantico al femminile dove scorgere la sensibilità, la tenerezza, la gratitudine di Francesco ma anche fare la conoscenza di importanti “donne” del Creato: sora Luna, sora Acqua e Madre Terra. «La luna è bella, gli antichi ne erano incantati. Ma è anche un’immagine della Chiesa, la “Mistica Luna” che brilla della luce riflessa di Cristo come la luna riflette la luce del sole». Sora acqua è utile, umile, preziosa e casta, ma può anche nascondere pericoli, come descrive l’alluvionato genovese Roberto Adinolfi nel libro “Laudato sie, mi’ Signore”. «La Terra non è solo sorella, ma è anche madre: siamo formati con la polvere del suolo. Il pensiero corre al giardino dell’Eden, ed è una Terra da ascoltare, da annusare, da camminare. Questo Festival deve aiutarci a sentire il palpito, il respiro, ma anche il gemito e le ferite che provochiamo alla Terra. Solo ascoltandole potremo curarle».Lo psichiatra Vittorino Andreoli è certo: «Non posso, per il mestiere che faccio, non dire che San Francesco era matto. Ci sono matti che vanno curati e matti che non vanno curati. Lui un tipo di matto che non va curato». Francesco uomo di oggi: «Sembra un autore contemporaneo. Francesco è uno di noi, capace di interpretare il difficile tempo presente. Siamo tutti un po’ sperduti, parliamo di crisi e abbiamo perso il significato dell’acqua, della terra e dei frutti». È una preghiera, il Cantico: «La voglia di pregare va oltre la religione, è un bisogno dell’uomo. Il sacro, il mistero, sono dimensioni proprie della condizione umana. Amo San Francesco perché non è un teologo, e il Cantico è una preghiera che non va spiegata, ma va detta, va recitata. La si capisce davvero quando la si prega».Una santità in connessione con il Creato: «La sua non è sapienza, ma capacità di percepire. È un uomo che parte dalla terra e poi scopre altro, va verso Dio. Oggi tutti abbiamo paura. Desiderare è impossibile perché il desiderio presuppone l’esistenza di un futuro del quale dubitiamo. Ma non è possibile che l’uomo sia giunto a questa condizione di sofferenza e infelicità quando la natura dovrebbe sprigionare in lui grande meraviglia: dovremmo tornare a vedere gli uomini come parte della natura». La chiave di Volta del Cantico è l’amore: «L’amore è legame. Qui respiriamo il legame tra l’uomo e la natura e tra l’uomo e Dio. Di fronte a questo legame, leggendo le parole di Francesco, anche chi non crede avrà improvvisamente voglia di Dio».I tanti autori di “Laudato sie, mi’ Signore, curato da fra Fabio Scarsato e stampato da Edizioni Messaggero Padova, hanno rinunciato al loro compenso in favore della Caritas Antoniana.



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