Libertà e Bibbia, una riflessione dopo gli attentati

Libertà e Bibbia, una riflessione dopo gli attentati

Gli attentati terroristici in Francia e in Africa hanno portato un’intensa riflessione anche all’interno del Festival Biblico e, in occasione di ‘è Festival’del 19 gennaioscorso, mons. Roberto Tommasi , uno dei due presidenti del Festival Biblico, ha voluto condividere con tutte le persone presenti un pensiero  sulla forza educativa che possiamo trarre dalla Bibbia per imparare il senso della libertà.Ecco l’intervento di mons. Tommasi:
“Da parte mia, salutandovi, desidero indirizzarvi un pensiero di fondo. I recenti atti terroristici in Francia e in Africa mi spingono infattia una riflessione inusuale per questo contesto, ma importante. E insieme mi consentono di evidenziare un aspetto particolare di ciò che il Festival Biblico rappresenta per le nostre comunità.I fatti di questi giorni e le discussioni preoccupate e accese che ne sono seguite ci ricordano come nelle culture europee, pur con accenti diversi, la parola libertà, rinvia immediatamente all’idea di incondizionatezza, alla quale ogni nostra azione viene commisurata. Anche se sappiamo come sia impossibile realizzare pienamente questa idea, qualsiasi tentativo di porre un limite esterno alla libertà stessa, per esempio attraverso leggi e regolamenti, è destinato a rivelarsi infruttuoso, se contemporaneamente non si imbocca la strada di una paideia, di una educazione che faccia capo alla responsabilità personale e che ci faccia capire che spetta anzitutto a noi stessi darci quel limite ed essere capaci di quella prudenza che sono la dimora e la custodia del rispetto per l’altro, la sua dignità e la sua libertà e l’antidoto più efficace a che la convivenza civile non si trasformi in un bellum omnium contra omnes.Oggi però la paideia, l’educazione, non va da sé. La conoscenza della Bibbia ha contribuito, contribuisce e può contribuire a quest’opera di educazione. Invece l’erosione della conoscenza della Bibbia, non in quanto contributo antiquario, ma quale forza creatrice e rigenerante, è uno dei fatti più inquietanti per il nostro futuro sia religioso che civile, culturale, economico. Aveva ragione Carlo Maria Martini a dire che la Bibbia è il libro del futuro dell’Europa, ma non è stato ascoltato. Il riportare la Bibbia tra i fondamenti della cultura e dell’etica è un impegno possibile, dalla fecondità straordinaria, condivisibile.Il Festival Biblico, con la molteplicità di linguaggi e di proposte che lo caratterizzano, nel suo piccolo e con le sue umili possibilità cerca di farlo, cerca cioè di far incontrare tanta gente con il testo, la vita e il messaggio delle Scritture bibliche, parola del Dio vivente per ogni uomo e donna e grande codice culturale dell’occidente. E cerca di farlo secondo lo stile stesso della Bibbia, in un atteggiamento dialogante, aperto a tutti, inclusivo e non escludente, capace di far crescere l’accoglienza reciproca e la pace nella comunità che è il sommo dei beni. Ci auguriamo che il Festival Biblico possa continuare a spargere questo seme fecondo nel terreno delle nostre comunità e trovi in questo alleanze virtuose con i singoli, le famiglie, le comunità civili ed ecclesiali, le istituzioni e le imprese, le agenzie culturali, scolastiche e formative”.



X