Martini nel toccante racconto di Don Modena

Martini nel toccante racconto di Don Modena

Una intensa e toccante chiacchierata sulla malattia, sul Cardinal Martini e sulla Bibbia si è tenuta al Festival Biblico tra il bioeticista don Damiano Modena , autore de “Il silenzio della Parola”e Lauro Poletto , direttore de “La Voce dei Berici” . Intervallati dalla lettura di alcuni brani tratti dal testo, affidata a Franca Grimaldi , i due ospiti hanno dialogato in modo particolare sugli ultimi giorni della figura di Martini. “Ho conosciuto il Cardinal Martini per la prima volta nel 2003 – ha testimoniato Modena -quando ho concluso il mio dottorato alla Pontificia Facoltà Teologica dell’Italia Meridionale. Avevo deciso di dedicare la mia ricerca proprio a Martini, cercando di capire se la sua attività di biblista, in un ventennio, aveva costituito una teologia. Da questa mia tesi è nato un rapporto di collaborazione, ma nel frattempo la malattia del Cardinale, il Parkinson, si era aggravata e Martini aveva bisogno di qualcuno che lo accudisse. Mi sono offerto di stargli accanto e la mia vita ha iniziato ad impastarsi con la sua, fino all’ultimo respiro. Ora mi presentano come l’ex segretario di Martini, ma in realtà sono stato il suo “badante”, il suo infermiere, il braccio nei momenti più duri della malattia. Il Cardinale amava la vita e le relazioni e per questo ha combattuto molto contro il Parkinson, sperimentando qualsiasi tipo di cura, ma al tempo stesso era capace di vivere il tutto con una grandissima fede. Nell’ultimo anno non poteva mangiare e parlare allo stesso tempo e quel silenzio, in special modo durante le cene, pesava: per romperlo, a volte, mi chiedeva di leggere le etichette delle bibite che tenevamo sul tavolo. Soffriva, ma continuava a porsi domande, a cercare risposte, ad essere attivo; non si lasciava andare ad abitudini da anziano, continuando a studiare e a giocare con se stesso. Era estremamente dignitoso anche nella malattia, forse perché essere distinto e gentile era una sua caratteristica naturale. Quando il Parkinson lo colpiva più forte cercavo di sdrammatizzare, aiutandolo a continuare a ricevere gli ospiti che venivano a fargli visita. Martini amava accogliere le persone, dava appuntamento a chiunque e incontrava almeno un paio di visitatori al giorno: si preparava accuratamente, chiunque fosse alla porta, per rispettare la dignità di chi aveva di fronte. Di tutti diceva che erano persone straordinarie; era capace di stupirsi del cuore dell’altro, come un bambino. Nonostante fosse malato – prosegue poi -cercava comunque di spostarsi il più possibile, spendendosi fino alla fine per la Chiesa, per cui aveva una dedizione totale. Nel 2009, in un momento molto delicato per il Vaticano, ha incontrato Papa Benedetto XVI e nell’aprile 2012, pochi mesi prima di morire, si è spinto fino ad un monastero di Zurigo per partecipare ad una riunione di vescovi che discutevano su come poter aiutare il Pontefice. Il sinodo era organizzato da una donna europea di cui non posso dire il nome, ma che si è continuamente spesa per la Chiesa e che oggi vorrei ringraziare pubblicamente: le figure femminili sanno arrivare là dove gli uomini non sono capaci.Martini è morto prima delle dimissioni di Ratzinger e l’avvento di Papa Francesco, nel dolore, nel dubbio di aver lavorato per nulla. Non ha potuto vedere ciò che aveva sperato, come i profeti biblici.Aveva una spiritualità meravigliosa e pregava, in qualsiasi momento; quando dialogava con Dio si rilassava, ma non posso sapere cosa accadesse tra due che si amavano così tanto. A volte chiedeva di pregare proprio quando era pronto in tavola, allora ero costretto a portarlo in cappella, dove impostava il conto alla rovescia di 15 minuti sul telefonino e si abbandonava completamente al dialogo col Signore. Non era un dialogo formale, impostato, obbligato; aveva un rapporto molto libero con la preghiera, nella consapevolezza che quest’ultima fosse essenzialmente un dono del cuore. L’intensità con cui viveva la celebrazione eucaristica era poi qualcosa di stupefacente, persino nell’ultima fase della sua vita; l’eucarestia è sempre stata al centro della sua straordinaria esistenza, fino al 30 agosto 2012. Il giorno dopo si sarebbe spento: le sue ultime parole, “La messa è finita, andate in pace”, sono state pronunciate proprio in occasione dei quell’ultima celebrazione”.



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