Murgia-Fois, essere scrittori sardi oggi

Murgia-Fois, essere scrittori sardi oggi

“Michela Murgia e Marcello Fois sono testimoni di una scrittura “incarnata”, di una parola che ha saputo superare i confini della Sardegna e farsi detto universale” -così ha presentato il giornalista Fabio Fogu l’incontro “Una scrittura incarnata – Benedizione e maledizione biblica di essere scrittori sardi oggi” . La scrittura sarda è impasto di oralità e interpretazione, memoria collettiva e tensione alla narrazione scritta. “Non mi sono mai posto il problema di essere uno scrittore sardo, mi sono sempre preoccupato di essere prima di tutto uno scrittore: è ovvio, tuttavia, che ciò che racconto sia legato alla mia terra, che ha conservato a lungo un rapporto profondo con l’oralità prima che con la scrittura. Lo scrittore sardo è benedetto perché può attingere ad un patrimonio culturale “primario” e collettivo, ma pure maledetto perché la società civile che ha prodotto quel patrimonio preme oggi per essere rappresentata sulla carta in modo edulcorato”, ha sostenuto Marcello Fois . “L’oralità ha un valore simbolico altissimo in Sardegna: il sardo è un idioma solo orale, che convive con un italiano scritto e parlato. Nell’incontro tra le due lingue si generano cortocircuiti di cui lo scrittore deve rendere conto, tenendo presente chela tradizione isolana vuole che sia la parola orale a valere di più di quella scritta. In Sardegna l’oralità crea realtà, come nel dettato biblico: il verbo si fa carta, come il Verbo si fa Carne”, ha aggiunto Michela Murgia .”Io e Michela facciamo parte della prima generazione di scrittori che non si vergogna di essere sarda” – ha continuato Marcello Fois. “E siamo chiamati a comunicarlo – l’ha incalzato Michela Murgia- con il linguaggio del corpo ancor prima che con quello delle parole. Siamo tenuti a dialogare coi lettori, che costantemente ci chiedono un’interpretazione del reale; questo dialogo è una benedizione, perché crea uno spazio di scambio altamente politico. Allo scrittore vengono rivolte domande che ad altri professionisti non vengono poste: probabilmente perché ci si aspettano risposte da chi racconta, ancor più dagli scrittori sardi, dotati di un’epica, di un sentire collettivo che manca nel resto della letteratura italiana. Siamo benedetti perché siamo chiamati al confronto, dunque, ma pure maledetti perché non possiamo sottrarci ad esso: la Sardegna ci ha dato un racconto corale e siamo quasi obbligati a rispondervi”.



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