Oggi attesa per Tolentino, don Mazzi e ‘Religioni per la Pace’

Oggi attesa per Tolentino, don Mazzi e ‘Religioni per la Pace’

L’edizione numero 12 del Festival Biblico si chiude con una domenica di incontri e appuntamenti attenti all’attualità e con un grande messaggio di Pace collettivo con “Religioni per la Pace“. Tante religioni insieme, con il pubblico del Festival, per testimoniare in pratica, prima ancora che con la riflessione, la necessità dell’unità nella costruzione della pace.
La mattinata si aprirà alle 10.00 alle Gallerie d’Italia nel Palazzo Leoni Montanari, con la lettura iconografica a cura dei teologi Dario Vivian e Lidia Maggi “Il bacio della vita: “Vi era nel giardino un sepolcro nuovo…”. La riflessione sulla pagina biblica della deposizione di Cristo dalla croce contenuta in Gv 19, 41 risuonerà prima attraverso le parole di Lidia Maggi, per poi trasformarsi in visione con il commento teologico dell’icona di Dario Vivian. Sempre Maggi e Vivian saranno protagonisti, alle 11.30, al Tempio di Santa Corona, dell’animazione “Mosè: il bacio che sigilla la liberazione”. La narrazione orale di Lidia Maggi farà gustare il sapore dei racconti, mentre il commento alle immagini di Dario Vivian aggiungerà colore alle parole, grazie agli interventi musicali a cura degli studenti del Conservatorio di Musica “A. Pedrollo” di Vicenza. Un’esperienza per favorire l’appetito biblico e indurre a nutrirsi delle Scritture. Ai partecipanti verrà consegnato un buono per un aperitivo al Dabar – il café del Festival. Alle 10.00, nel Palazzo delle Opere Sociali, secondo appuntamento con la “Linfa dell’Ulivo” per ascoltare la testimonianza di Maddalena Santoro “Un seme che cresce” sulla figura del fratello, don Andrea, fidei donum della diocesi di Roma ucciso a Trebisonda dieci anni fa. Un incontro per guardare alla Turchia, crocevia tormentato, attraverso le parole e la vita spesa per la pace di don Andrea Santoro. Le terre degli Atti degli Apostoli, grazie all’esempio di don Andrea, diventano terra di nuova profezia e latrici di nuove testimonianze. L’appuntamento è a cura dell’Ufficio Pellegrinaggi Diocesi di Vicenza.
La domenica mattina del Festival proseguirà alle 10.30, all’Oratorio di San Nicola in Stradella San Nicola 2, con la conversazione/spettacolo “La terza via dell’arte” con il pianista e direttore Filippo Faes, il biblista Martino Signoretto e l’introduzione di Giovanni Costantini. Quale giustizia è possibile all’interno del nostro attuale modello di sviluppo? E qual è stato il momento in cui l’umanità ha optato per tale modello, imboccando la strada che ci ha condotti alla crisi attuale? Ipotizzando che oggi siamo testimoni della fine di un ciclo storico, quando è avvenuto il suo inizio? La conversazione tra il pianista Filippo Faes e il teologo Martino Signoretto, con la partecipazione di tutto il pubblico presente, andrà alla scoperta dei sorprendenti “avvertimenti” inviati dai poeti e dai musicisti romantici.
Il Vangelo di Luca, da molti definito il “Vangelo della Misericordia” sarà raccontato alle 11.00, sotto la tenda del Festival in Piazza Duomo, dal teologo Josè Tolentino Mendonça. Introdotto dal giornalista di Avvenire Alessandro Zaccuri, Mendonça nel suo intervento “La misericordia sconcertante di Gesù” cercherà si velare il segreto dell’arte narrativa di Luca, contenuto nella rivelazione dell’identità messianica di Gesù. La mattinata del Festival si concluderà con la Lectio Magistralis della biblista Marida Nicolaci, alle 12, al Palazzo delle Opere Sociali. Introdotta dal giornalista Simone Bruno, la Lectio “”Un frutto di giustizia viene seminato con la pace” a partire dall’espressione contenuta nel diciottesimo versetto del terzo capitolo della Lettera di Giacomo affronterà il cuore del tema di questa edizione del Festival Biblico, dedicato all’incontro possibile tra Giustizia e Pace. La Lettera di Giacomo permette un approfondimento specifico sul tema delle opere e della misericordia; oltre a uno sguardo complessivo su diverse parti del testo biblico, è possibile trovare riassunto nel cammino di una breve ma ficcante lettera neotestamentaria il senso della vita di fede e della costruzione di una giustizia nei gesti quotidiani. Di fronte a una fede individuale o disincarnata, Giacomo richiama il cristiano alla concretezza della testimonianza di fede. L’ingresso è libero, ma i possessori della card del Festival potranno godere dell’accesso prioritario sino alle 11.45.
Il pomeriggio si aprirà alle 15.00, al Palazzo delle Opere Sociali, con una “Tavola rotonda interreligiosa”, per capire come le diverse fedi possano collaborare e diventare insieme motori di giustizia e di pace? Dialogheranno padre Stefano Cavalli dell’Istituto Studi Ecumenici di Venezia, Kamel Layachi della Comunità islamica del Triveneto, Vittorino Robiati Bendaud della Comunità ebraica di Milano, Yoshikazu Tsumuraya del Movimento Buddhista Giapponese Rissho Kosei-kai e Svamini Hamsananda Giri dell’Italian Hindu Union. Interpellati da Paolo Frizzi del movimento dei Focolari, docente di dialogo interreligioso, i rappresentanti delle diverse fedi cercheranno di trovare insieme vie di pace possibili a partire proprio dal confronto tra i credenti. Ingresso libero, con accesso prioritario fino alle 14.45 per i possessori della card del Festival.
Alle 15.00, sotto la tenda del Festival don Antonio Mazzi, introdotto dal giornalista Carlo Giorgi, presenterà il suo ultimo libro “Gerusalemme, dove tutti siamo nati?”, raccolta di colloqui con personalità del mondo della Chiesa, della cultura e della società civile, sul loro rapporto con Gerusalemme e la Terra Santa. Dallo scrittore Dominique Lapierre ad Andrea Bocelli, da Bruno Forte al rabbino Abraham Skorka, da Moni Ovadia a padre Raniero Cantalamessa. L’appuntamento sarà a cura di “Edizioni Terra Santa”.
Sempre alle 15.00, ai Giardini del Tempio di Santa Corona, il centro di produzione teatrale “La piccionaia” propone lo spettacolo “Partire è un po’ morire?”. Uno spettacolo interattivo che partirà degli stereotipi e dei pregiudizi, portando gli spettatori a sperimentare direttamente come il gruppo possa influenzare relazioni ed i comportamenti, fino al conflitto, la violenza e l’emarginazione. Lo spettatore si troverà a decidere personalmente se di attivarsi e reagire, oppure se subire ed adeguarsi. Una proposta teatrale che nasce dalla lunga esperienza di palcoscenico unita ad una altrettanto approfondita esperienza di conduzione di laboratori teatrali con i giovani da parte di Carlo Presotto che con lo strumento della radioguida, messo a punto del progetto di sperimentazione Silent Play, propone una innovativa modalità di rapporto tra attori e spettatori, integrando azioni fisiche e voci registrate, colonna sonora e musica dal vivo. Tra le guide dell’esperienza anche Paola Rossi, Matteo Balbo, Lucia Ferraro e Anna Novello. L’esperienza sarà replicata anche alle 16.30 e alle 18. L’ultimo pomeriggio del Festival proseguirà alle 16.00, al Tempio di Santa Corona, con la conversazione “Corpi di donne e Sacre Scritture”. Una lettura popolare e femminista della Bibbia e della Vita con la biblista Maria Soave Buscemi e la religiosa Federica Cacciavillani. Accompagnate dall’arpa di Elena Biasi e dal trombone di Stefano Ticani, Buscemi e Cacciavillani continueranno l’approfondimento sulla lettura femminista della Bibbia iniziato al Festival Biblico 2014 con la sezione “La Bibbia e le donne”, arricchito ora con la voce, l’esperienza, lo studio della lettura popolare della Bibbia in sud America e in varie altre parti del mondo, dove donne cristiane coinvolgono le comunità a comprendere i testi delle Scritture nella storia di popolo in cui sono nati i racconti biblici e nella storia di popolo in cui oggi vengono letti. L’impegno formativo di Maria Soave Buscemi è di una teologia “con i piedi nella terra”, a incrociare tutte le terre di mezzo dove giustizia e pace si incontreranno nell’incontro dei popoli e delle culture.
Alle 16.00, con replica alle ore 20.00, in Piazza dei Signori “Oro d’ore”, performance di danza sul tema “Giustizia e Pace si baceranno” con la Compagnia Naturalis Labor e le coreografie di Silvia Bertoncelli. “La giustizia e la pace si baceranno” è assieme una supplica e una promessa per un tempo a venire, senza alcuna assicurazione su quando, se e come quel tempo diventerà mai presente. Eppure l’attesa non sarà vana se saprà tenere aperto in qualche momento uno spiraglio per una luce che viene da un presente a venire. Questi momenti preziosi sono l’oro delle ore, il valore non ponderabile della nostra presenza nel tempo, la dismisura di cui avere cura come il pellegrino del Libro d’ore di Rilke, da cui prende spunto il titolo di questa performance. Tra la colonna del leone di San Marco e quella del Redentore, tra la terra e il cielo, la danza, attraverso i passi di Silvia Bertoncelli, Valentina Dal Mas, Jessica D’Angelo, Paolo Ottoboni e Francesco Pacelli comporrà in Piazza dei Signori affreschi simbolici dei tempi e degli uomini in cui per un momento possa brillare, come oro, la speranza per un altro presente.
Sempre alle 16.00, all’interno della chiesa di San Gaetano, il biblista Maurizio Marcheselli terrà la Lectio Magistralis “Per dirigere i nostri passi sulla via della pace“. A partire dall’ultimo versetto del Benedictus, il Cantico di lode pronunciato da Zaccaria, Marcheselli si soffermerà su alcuni aspetti della riflessione neotestamentaria sulla pace: il collegamento tra pace e Regno di Dio e la pace come esito della riconciliazione operata da Dio in Gesù Cristo. La riflessione continuerà entrando nel cuore dell’insegnamento di Gesù sulla pace intesa come dimensione centrale di ogni relazione. Tre gli aspetti decisivi della via di pace proposta da Gesù secondo Marcheselli: Dio è un Padre celeste che ha cura di tutti gli uomini, senza eccezioni (Mt 5,43-45); la rinuncia alla violenza è parte integrante della giustizia maggiore, resa possibile dal compimento messianico della legge e dei profeti (Mt 5,38-42); l’impegno per la pace come espressione della presenza del Regno è riconoscibile anche al di là della cerchia precisamente definita dei discepoli di Gesù (Mt 5,9).”Cristo contro Cesare” è il titolo dell’interessante approfondimento storico che si terrà alle 16.00, nella chiesa Evangelica Metodista di Contrà San Faustino, con il biblista e pastore valdese Eric Noffke e l’introduzione di Franco Macchi. La nascita dell’impero romano precedette solo di poche decadi quella del cristianesimo e, con Augusto, Roma divenne definitivamente la capitale del mondo gravitante intorno al Mediterraneo, dandosi le strutture politiche, ideologiche e teologiche necessarie per garantire lunga durata al potere conquistato con le armi. Dal canto suo, il cristianesimo, un movimento giudaico che celebrava l’ascesa al potere universale del Signore del mondo, Gesù Cristo, sempre nel primo secolo poneva le basi per diventare, trecento anni dopo la morte di Gesù la principale religione dell’impero. Uno degli elementi che rese possibile questo incontro, qualunque valutazione vogliamo darne, è l’influenza che la teologia imperiale romana ebbe proprio sui primi discepoli di Gesù, quando ancora costituivano un piccolo gruppo di persone sparse nella vastità del mondo antico. Questo incontro/scontro originario tra Cristo e Cesare è stato riscoperto dagli esegeti da circa quindici anni; la continuità con alcune ricerche passate è data dal ruolo preponderante svolto dagli strumenti offerti dalla sociologia, mentre la novità sta nella solidità nei risultati ottenuti. Nel corso della conferenza, sarà messa in evidenza l’evoluzione, interna al Nuovo Testamento, della tensione tra un sentimento antagonista, in cui il regno di Dio sostituisce l’impero, e una posizione che accentua, invece, la paziente sottomissione alle autorità. Furono due atteggiamenti direttamente proporzionali all’accentuarsi o all’attenuarsi della tensione escatologica, perché, con il progressivo raffreddamento dell’iniziale forte attesa della parousia, sempre più impellente diviene la necessità dare una risposta alla domanda se Roma sia il nemico, oppure se per i cristiani sia possibile trovare un posto nell’impero.
“Punti d’incontro tra le religioni” il nome della conversazione in programma alle 16.30 all’Oratorio di San Nicola. Sarà presentata la nuova collana “Punti d’incontro” delle Edizioni Messaggero Padova, che punta a ritrovare, con testi scritti in più lingue, gli elementi d’incontro tra le grandi religioni nel contesto attuale. L’incontro, moderato dal direttore del Messaggero di Sant’Antonio fra Fabio Scarsato, vedrà la presenza di una voce per ogni religione più una voce laica: Marco Boato, giornalista e sociologo; Lidia Maggi, teologa, pastora battista; Yahya Zanolo, imam, responsabile Co.re.is Triveneto; Sabina Zenobi, ebrea e docente di religione. Uno sguardo all’America Latina, nelle zone schiacciate dalla malavita dove non c’è spazio né per la giustizia né per la pace. “Il fenomeno Maras” sarà al centro della conversazione delle 17 sotto la tenda del Festival in piazza Duomo, con la giornalista di Avvenire Lucia Capuzzi, il missionario Giancarlo Munaretto, l’educatore Jaime Vacarodas e l’antropologo Paolo Grassi. A partire dalle domande della giornalista Antonella Palermo, testimonianza sul mondo della Maras, tra guerriglia nel centro e sud america e prospettiva delle metropoli occidentali in cui si diffonde la cultura della violenza e della morte. Attraverso l’esperienza di una coraggiosa giornalista, le periferie del mondo si connetteranno con le periferie sociali, urbane ma anche esistenziali delle nostre città.
Terzo e ultimo evento sotto l’egida dell’edizione 2016 della “Linfa dell’Ulivo” alle 17.30, all’Oratorio del Gonfalone, dove andrà in scena la conversazione “Terre bibliche tra guerra e pace“. Alla luce dei conflitti in Sira, Libano, Palestina, Israele e Iraq, terre teatro delle vicende bibliche, cosa possono offrire oggi le religioni per comprendere e superare le cause dei conflitti? La biblista suor Deema Fayyad della Comunità del monastero di Mar Musa in Siria rifondato da padre Dall’Oglio, da tre anni nelle mani delle milizie islamiste, offrirà la sua testimonianza in prima linea vissuta in una comunità a cavallo tra paesi, culture e religioni. L’apertura dei primi quattro sigilli dell’Apocalisse, momento che vede il trionfo dell’Agnello che condivide la sua gloria con i credenti che ha salvato, sarà il focus della Lectio Magistralis del biblista Luca Pedroli alle 17.30 al Palazzo delle Opere Sociali. “Apocalisse: una lettura cristiana della storia“, con l’introduzione del giornalista Paolo Pegoraro, aiuterà a far luce anche sulla natura della simbologia che chiude il Nuovo Testamento: un quadro drammatico che però assume una luce nuova a partire da quel cavaliere sul cavallo bianco, non minaccia “apocalittica” ma figura del Cristo risorto che vince sul male e spalanca all’uomo l’orizzonte dell’eternità. Ingresso libero, ma con accesso prioritario per i possessori della card fino alle 17.15.
L’ultimo evento in cartellone per domenica 29 maggio è la conversazione “Religioni per la pace“, in programma alle 19.00 in Piazza del Duomo (spostata da Piazza dei Signori per motivi di meteo). Tante religioni insieme, con il pubblico del Festival, per testimoniare in pratica prima ancora che con la riflessione, l’unità nella costruzione della pace. Dopo una breve introduzione a cura del presidente del Festival Biblico don Roberto Tommasi, ogni religione lancerà un messaggio, al quale seguirà un momento di silenzio e un momento simbolico finale in comune, per rilanciare oltre il Festival il messaggio di pace. Interverranno padre Stefano Cavalli dell’Istituto Studi Ecumenici di Venezia, Kamel Layachi della Comunità islamica del Triveneto, Vittorino Robiati Bendaud della Comunità ebraica di Milano, Yoshikazu Tsumuraya del Movimento Buddhista Giapponese Rissho Kosei-kai e Svamini Hamsananda Giri dell’Italian Hindu Union, con la moderazione di Paolo Frizzi del movimento dei Focolari, docente di dialogo interreligioso.
Il Festival proseguirà idealmente fino a mercoledì 1 giugno, quando, alle 18.30, al Palazzo delle Opere Sociali, porterà la sua testimonianza il premio Nobel per la Pace Adolfo Maria Pèrez Esquivel. La conversazione “Dio non uccide“, introdotta dal giornalista Francesco Comina, permetterà di immergersi nella vita del Nobel argentino, uomo di pace, tra Romero e papa Bergoglio, una storia e una vicenda politica simbolo della difesa dei diritti umani. Che legame c’è tra l’assenza di democrazia, l’abuso del nome di Dio nella politica e i crimini verso l’ambiente? Quali scenari del XX secolo possono insegnarci a evitare i conflitti ricorrenti nel nuovo Millennio? Dios no mata, Dio non uccide. Solo la prepotenza, la sete di potere, l’estasi di dominio e la paranoia dell’ordine tirano Dio nelle pieghe dell’ideologia religiosa negativa, facendone un idolo della paura, della morte e della vendetta. Accadde proprio così in Argentina negli anni Settanta quando un regime si proclamava pubblicamente tutore del cristianesimo e nel contempo affilava le leve taglienti di una delle macchine più spietate del Novecento. I tentacoli di questa civiltà cristiana allevata al culto del dio sterminatore, perseguitò studenti, giovani, operai, contadini e anche l’altro versante della Chiesa, quella che aveva cercato di fare l’opzione preferenziale per i poveri secondo lo spirito della teologia della liberazione. Insomma, il Cristo del sistema uccideva il Cristo del Vangelo. Due Chiese adoravano Dio in maniera totalmente differente. Una storia commovente quella di Esquivel, che merita di essere consegnata ai più giovani perché sappiano quello che è accaduto pochi anni fa in un mondo ferito dalle ideologie di dominio asservite al puro interesse di mercato. Ingresso libero, ma con accesso prioritario per i possessori della card fino alle 18.15.
Nella foto teologo Josè Tolentino Mendonça.


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