Recalcati, i figli da Telemaco a Isacco

Recalcati, i figli da Telemaco a Isacco

Chiesa di S. Maria in Araceli gremita, ieri sera, per ascoltare e partecipare all’intenso viaggio che Massimo Recalcati ha fatto con sapienza tra figure mitologiche e bibliche alla scoperta del senso sull’essere padri e figli oggi. Lo psicanalista e filosofo, ospite insieme a Riccardo Mazzeo della seconda Anteprima del Festival Biblico dal titolo “Figure di figlio: Isacco, Telemaco e il figliol prodigo” , è partito, nella sua accurata analisi, dalla figura di Telemaco :”rappresenta il figlio giusto, colui che aspetta il padre guardando il mare, in attesa, in veglia, quasi in preghiera e poi però decide di andare, di intraprendere un viaggio anche a costo della vita, per comprendere e cercare un padre che non ha mai conosciuto. Telemaco è il figlio giusto perché decide di muoversi, di mettersi in viaggio, di assumersi la responsabilità di essere figlio cercando di fare suo quello che il padre gli aveva trasmesso, “scrivendo” una storia tutta sua”. Nel racconto di Abramo e Isacco è invece la figura del padre ad essere analizzata maggiormente da Recalcati: “Isacco è il figlio arrivato fuori tempo massimo, è quindi il figlio impossibile, sul quale, una volta nato, si riversa un amore troppo intenso. Questo tipo di sentimento- ha spiegato lo psicanalista -è quello che non fa crescere i figli, che non permette loro di avere sogni e desideri propri ma fa si che restino ingabbiati in quelli dei genitori. Ecco perché Dio chiede il sacrificio di Isacco, per mettere simbolicamente una spada, cioè un distacco dall’amore sbagliato del padre, affinché Abramo impari a lasciare andare il figlio. Bisogna sapere rinunciare alla proprietà sui nostri figli”, ha affermato con convinzione Recalcati. La Parabola del Figliol Prodigo ha chiuso poi il cerchio dell’analisi. “Come spesso accade anche oggi – ha detto il filosofo – il figlio vuole tutto e subito dove per tutto si intende un’eredità materiale da poter sperperare alla ricerca di una felicità che si pensa data dal contravvenire alle regole solo perché, le regole, si intrepretano male. Quando il figliol prodigo torna, il padre fa qualcosa di simbolico: “buca” la legge, fa un’eccezione alla legge, lo riaccoglie e gli butta addirittura le braccia al collo. Questo padre è colui che ha capito che il figlio ha bisogno di sbagliare, ha bisogno di fallire. Il padre deve saper amare “le viti” storte, senza cercare di raddrizzarle, ma vedere in quella stortura un punto di forza, così come il Cristianesimo insegna la legge dell’amore e del perdono”.Rispondendo alle domande del pubblico, Recalcati ha poi sintetizzato alcuni concetti fondamentali: “i padri non devono occupare lo spazio dei sogni dei figli e i figli devono essere in grado di fare proprio quello che gli viene trasmesso. Essere figli giusti vuol dire anche riconoscere che i genitori non ci possono salvare dalla vita e essere buoni padri vuol dire saper rinunciare alle proprietà sui figli”.



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