Routy Miura: La musica mi fa vivere e sperare

Routy Miura: La musica mi fa vivere e sperare

Intervista al vincitore di “Una canzone in cui credere”
Ha fatto incontrare il rap con un tema forte come quello dei viaggi della speranza di molti immigrati e ha lanciato un messaggio di grande speranza facendolo diventare un messaggio collettivo, il messaggio di tutti, vincendo ‘Una canzone in cui credere – Primopremio Friuladria’ , il contest musicale del Festival Biblico ideato da Radio ViGiova con il sostegno di Friuladria. Lui si chiama Routy Miura, 21 anni, romano . Conosciamolo meglio. “‘Casamia’ nasce in una notte – spiega Routy – al ritorno da teatro,dopo aver assistito a un monologo recitato da una ragazza africana,sorella di un ragazzo che, in uno dei tanti viaggi della speranza,non ce l’aveva fatta. Una volta a casa ho sentito forte l’esigenza di scrivere questo testo ed era come se, nel mio pensiero, fosse il ragazzo stesso a dettarmi le parole. È stata una cosa strana e naturale insieme, nessun verso costruito a tavolino, questa canzone la sento molto forte dentro di me.” Cresciuto tra Guccini e DeAndrè, Beatles e Eminem, studente di Filosofia, Routy Miura hasuperato gli altri qualificati 14 finalisti con il suo rap che lanciaun tema sociale molto forte ma attutisce la rabbia con la speranza:”Anche se velata dalla nostalgia – racconta l’artista che sta per pubblicare il suo primo album/mixtape dal titolo ‘ITACA’  – nella mia canzone la speranza si intravede e il sogno di una terra e persone amiche, alla fine, diventa il sogno di tutti, non solo degli immigrati. Ho creduto molto in questa canzone e sono onorato che anche i giurati ci abbiamo creduto. Ho ascoltato i brani finalisti ederano tutti belli perché avevano qualcosa di vero da dire e questo è importante perché è pieno il mondo di artisti che non hanno niente da dire ma puntano solo al business. Mentre la musica, come tutte lepassioni sane, è colei che ti fa vivere, che ti fa sperare e sognare, ma solo se è vera, se parte dal cuore”. Il giovane cantante, che deve il suo nome d’arte ad un soprannome attribuitogli da piccolissimo (Routy) e all’omaggio che ha lui stesso ha voluto fare al suo maestro giapponese e alla Lamborghini infiammabile degli anni ’70 (Miura), parla infine della sua famiglia. “Fin da piccolo in casa ho respirato musica perché si ascoltavano i grandi cantautori italiani e i gruppi rock internazionali. La mia famiglia mi ha sempre sostenuto, mi ha lasciato libero di scegliere, ed io ho scelto la musica”.



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