Rovigo: un festival che ha ricordato, abitato e nutrito

Rovigo: un festival che ha ricordato, abitato e nutrito

Un evento di ampia portata, di notevole spessore culturale e spirituale, ricco di spunti di riflessione, ma anche un dono fatto alle persone, alla città e ai suoi dintorni, e a tutti coloro che hanno voluto aprire mente,occhi e cuore. Questo è stato il Festival Biblico che si è svolto a Rovigo dal 21 al 24 maggio.  Èuna gioia e un privilegio poter ora ricordare le parole pronunciate, le musiche ascoltate, gli odori e i sapori gustati, le immagini osservate con occhi ammirati e talora stupiti, i volti incontrati, a volte nella fretta, ma anche nella condivisione di momenti unici e speciali. Ospiti che con stili,modalità, provenienze religiose e culturali diverse ci hanno detto che siamo tutti «sulla stessa arca di Noè», ovvero impegnati a custodire la terra, per trasformarla in una casa di bellezza e di bontà, con Ermes Ronchie Marina Marcolini .Perciò non si potevano dimenticare le epoche drammatiche del recente passato, «L’esercito dei folli. Le guerre contano», perché diventi impegno di tutti consegnare uomini nuovi ad un mondo che oggi presenta scenari spesso inquietanti. Per contestare chi nega il passato, impedendo alla verità di farsi strada e al presente dipurificarsi, proiettandosi nel futuro assieme ad Antonio Sciortinoe Daniele Biacchessi . Chiha partecipato al Festival Biblico rodigino ha anche potuto godere il significato più profondo dell’abitare. Abitare la città nei suoi angoli più sconosciuti ma anche più veri, più antichi ma anche più vissuti, grazie al FAI,all’Associazione Teradamar e al Centro Mariano; abitare luoghi prestigiosi e proprio per questo segno e simbolo del coraggio e della capacità di intraprendere a beneficio di un territorio e dei suoi abitanti. Ma ancor più vicino al nostro esistere quotidiano, imparare a abitare il nostro corpo, luogo splendido che ci insegna che siamo al mondo per affrontare le paure, e crescere in responsabilità, conoscenza e libertà, grazie a Michele Visentin . E, in parallelo, le domande inquietanti che pone oggi la scienza riguardo alle neuroscienze e le implicazioni etiche filosofiche che esse pongono, analizzate con competenza straordinaria da Laura Boella ,Alberto Oliverioe Andrea Lavazza . La commovente e appassionata testimonianza di Ernesto Oliverodurante la Veglia ecumenica di Pentecoste ha spronato ad abitare e vivere la Chiesa con generosità, altruismo, fiducia nell’altro in quanto uomo, creatura divina e mio fratello in Cristo.Lapassione di chi ama il testo biblico ha trasmesso l’idea che la Bibbia abita inostri tempi, ogni tempo, ogni luogo, ogni persona; e che ogni luogo, ogni persona e ogni tempo hanno dignità e capacità di profezia: grazie alle animazioni di Lidia Maggi , all’Associazione nazionale Bibliodramma, alla FestaRagazzi presso i frati Cappuccini. Ecco perché si deve imparare ad abitare laTerra, riconoscendo con gratitudine e meraviglia che «Dio abita nel cuore della cellula, ma anche sotto le ali di una rondine e nel cuore di un sasso»: è la grande e attualissima preghiera del Creato che ci ha lasciato il Poverello d’Assisi, magistralmente analizzata da fra Gianluigi Pasquale . In questa dinamica anche l’acqua, la terra, l’aria sono il prossimo mio. Allora anche il nutrire non è più un semplice e banale simbolo di consumo.Molto più profondamente, il cibo è un dire sì alla vita. Nutrire il corpo è un modo per intessere relazioni, allacciare rapporti, avviare dialoghi, preparare all’incontro, essere pronti per un approccio spirituale alla vita e all’incontro con l’Assoluto: due monoteismi si sono confrontati su questo grazie alla voce di Lidia Maggie Kamel Layachi . Condividere il cibo è un modo per avvicinare generazioni, imparare la sobrietà, condividere amore, donare felicità, fare esperienza di gratuità e amicizia, come ha dimostrato lo splendido spettacolo di chiusura dell’edizione 2015 del FestivalBiblico Rodigino, «Il pranzo di Babette». Un autentico inno alla creatività, ma anche alla speranza e alla voglia di ricordare, abitare e nutrire tutto ciò che di bello e vero è insito nell’essere umano, di ogni età, di ogni luogo, di estrazione socio-culturale. Prendendo a prestito le parole della canzone di Franco Battiato , “La cura”, null’altro il Festival Biblico vuole consegnare se non questo: «Ti porterò soprattutto ilsilenzio e la pazienza. Percorreremo insieme le vie che portano all’essenza, perchései un essere speciale ed io avrò cura di te». Forse, molto laicamente, è la speranza e il desiderio di ogni uomo di sentirsi accompagnato da Dio nei sentieri della vita.

Anna Maria Lombardi



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