Sperare, la virtù più faticosa con Bianchi e de Bortoli

Sperare, la virtù più faticosa con Bianchi e de Bortoli

La musica di «Mission» planava su una cattedrale debordante di gente in perfetto ascolto.

E quando l’inedito duetto Enzo Bianchi-Ferruccio de Bortoli ha aperto le danze tracciando una mappa della speranza di oggi contro le paure di sempre, si è proprio capito perché il Festival Biblico abbia riscontro tra credenti e «pensanti».

Perché questa «ultima virtù, la più faticosa», come la definita il priore di Bose, è quello di cui abbiamo più bisogno in questi nostri tempi, in cui serve «comunità», in cui ogni società – ha chiosato il direttore del Corriere della Sera – «che si chiude, muore, quelle che si aprono, rimangono.

È questo il grande insegnamento che ci dato il cardinal Martini». Proprio il porporato torinese, per un ventennio alla guida della diocesi di Milano e instancabile diffusore della Parola, è stato il grande invitato alla serata di inaugurazione del Festival di giovedì sera.

Con qualche particolare gustoso. Come quello di de Bortoli che ha raccontato come, in quel fatidico 11 settembre di paura, «mentre stavamo facendo il giornale e non capivamo minimante quel che era successo, prima di scrivere il mio articolo, feci una telefonata con il cardinale. Per confrontarmi, capire e avere da lui una parola di luce».

A Vicenza dunque per rifondere e riprendere speranza. Guardando alle Scritture, a quel Gesù che, ha affermato Enzo Bianchi, «(e mi si passi l’espressione forte),  ha evangelizzato Dio, ha reso Dio buona notizia, ha superato la paura di Dio che, insieme a quella della morte, ci accomuna tutti».

Di fronte alla crisi che stiamo vivendo de Bortoli ha invitato gli astanti, numerosi e partecipi, a far tesoro «di quel capitale sociale fatto di relazioni tra le persone in una comunità che non compare in nessun bilancio sociale, ma che è la vera forza di terre come la vostra».



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