Sporschill e l’amore per i bambini

Sporschill e l’amore per i bambini

È difficile riassumere un incontro come quello di Padre Sporschill , teologo, studioso di problematiche sociali e attivo da tempo nelle parti più difficili del mondo a salvare i bambini di strada e non solo. È difficile perché sarebbe come tentare di riassumere in poche parole l’amore e la vita, due concetti inesauribili. Attivo da un anno in Transilvania , per l’ultimo progetto, Padre Sporschill racconta la sua esperienza.”A chi mi chiede come ho cominciato, rispondo sempre che, in fondo, i ragazzi difficili sono sempre stati nel mio cuore. Sono convinto che gli altri devono entrarti nel cuore, se tu ti dedichi al difficile, automaticamente troverai Gesù. Quando studiavo psicologia i miei amici mi dicevano che chi studia psicologia ha dei problemi. Io credo che è proprio quando uno è in grado di percepire le difficoltà sa anche riconoscerle. I bambini di stradami hanno salvato – continua -sono loro che mi insegnano ogni giorno la Parola di Dio, che mi bussano alla porta alle 6.30 del mattino per pregare. Perché i bambini abbandonati hanno così il senso di Dio? Credo che chi viene abbandonato cerchi una famiglia e Dio, la Chiesa, tutti noi siamo e dobbiamo essere una grande famiglia. Io sono un prete cattolico che opera in una grande comunità di ortodossi e non ho mai voluto convertire gli ortodossi. Ai bambini che mi chiedono di diventare cristiani, dico che lo possono fare quando diventano grandi, perché io voglio innanzitutto che i miei bambini di strada capiscano l’unità, non la differenza, che percepiscano che ci sono tante “famiglie” di uomini, e il buon Dio rappresenta tutti e la Chiesa deve rappresentare tante famiglie che non si fanno la guerra ma si amano. La Chiesa deve cambiare, deve colloquiare con tutti gli uomini, come diceva anche il Cardinal Martini. Vivo Dio come un partner che mi provoca, che mi aiuta, che è caritatevole. A chi mi dice come faccio a non perdere la fede quando nel mio lavoro mi scontro con i ‘muri di gomma’ rispondo che non ho mai perso la fede. Per fare il mio lavoro sociale ho bisogno solo di un libro: la Bibbia. Dentro ci sono tutti i temi: l’amore, l’odio, gli stupri, i furti e Gesù ci indica tutte le strade ed è il miglior assistente sociale. Oggi i bambini che ho tolto dalla strada sono miei collaboratori, insegnanti di musica, assistenti sociali anche se analfabeti e sono addirittura più felici di quando li ho salvati perché adesso che possono vivere meglio, sanno anche restituire l’amore e aiutare a loro volta qualcuno. Con l’arrivo del nuovo Papa che parla sempre dei poveri, dei deboli e degli anziani in Austria spesso si dice: “ma questo Papa ama solo i poveri e i malati, non ama i suoi figli più fortunati? Io rispondo che Dio non ama solo i poveri e i malati, perché per curare i malati c’è bisogno di medici sani, per aiutare i poveri e i bisognosi c’è bisogno di persone ricche, sia di denaro che di spirito”. Infine, Sporschill regala anche un ricordo privato del Cardinal Martini, che ha assistito negli ultimi anni di malattia e di cui ha raccolto il testamento spirituale: “lui non aveva un cuore dogmatico, ma biblico, c’era spazio per tutti. Era una persona attenta, amorevole, che voleva una Chiesa attuale, vicina alla gente. Sarebbe molto felice di questo Papa”. L’incontro, che ha visto un pubblico estremamente coinvolto e partecipativo con domande e anche testimonianze personali,è terminato con un Padre Nostro collettivo per i bambini.



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