Suor Prejan: io, la morte e la speranza

Suor Prejan: io, la morte e la speranza

Cinquant’anni fa solo pochi Paesi al mondo non prevedevano nel loro codice penale la pena di morte, oggi ci troviamo praticamente in una situazione capovolta: di recente la Lettonia è diventata il 97° Paese al mondo ad abolire questa odiosa pratica e in molti Stati essa non viene più praticata.

Anche negli Stati Uniti il trend sta cambiando, soprattutto per la spinta della gente e in questo i cattolici sono leader: i due candidati alla presidenza, il presidente Obama e lo sfidante Romney, nella loro campagna elettorale non toccheranno questo argomento, inserito tra le ultime questioni nelle loro agende politiche. Tutto ciò nonostante sia incontrovertibile il cambiamento popolare riguardo a questo argomento.

Negli ultimi 5 anni 5 Stati americani hanno definitivamente abolito la pena capitale: New York, New Jersey, New Mexico, Illinois e di recente il Connecticut. Ad oggi 17 governi locali hanno bandito il boia di Stato. E altri 4 – fra cui Kansas e New Hampshire – sono vicini prossimi ad abolire questa pratica.

Certo, in Louisiana, dove abito, l’80% della gente è favorevole alla pena di morte, ma nessuno di loro ha visto realmente coi propri occhi questo rito segreto. È facile uccidere una persona quando la si considera come morta, ma se quella persona è un uomo vivo, se lo si ha di fronte, tutto questo diventa difficile. Se sperimentiamo di persona la realtà del carcere, il nostro cuore si apre alla giustizia. Comunque, anche in quegli Stati che formano la «Death Penalty Belt», la cosiddetta «cintura della morte» per la pratica statale della pena di morte – come Texas, Mississipi, Alabama, etc. – la coscienza della popolazione sta cambiando su questo argomento.

Il mio compito è simile a quello che l’apostolo Giovanni racconta nella sua Prima lettera: «Quello che ho visto lo racconto a voi». Io porto con me il Vangelo della sofferenza che ho incontrato di persona: se si riesce a far partecipe la gente del dolore che si è toccato con mano, allora tutto può cambiare.

E questo può avvenire solo se esiste una comunità, proprio come ci insegna Gesù nel Vangelo. Nella comunità viene fuori il potere spirituale di ciascuno e questo ci permette di cambiare le situazioni di odio. Siamo chiamati a stare come Cristo in croce, con le mani stese tra due sofferenze, quella delle vittime e quella di chi viene ucciso dallo Stato.

suor Helen Prejean



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