Un Festival culturale e innovativo

Un Festival culturale e innovativo

Un Festival autorevole, innovativo, ad alto tasso cuturale che deve guardare di più ai giovani. Sono questi i primi dati che emergono dalla ricerca scientifica condotta dal prof. Andrea Bassi, professore Associato in Sociologia Generale presso l’Università di Bologna , interpellato dal Comitato Organizzatore del Festival che, dopo dieci anni , ha ritenuto utile per la collettività aprire una riflessione sull’impatto sociale che la manifestazione ha prodotto in questi anni a Vicenza per mirare sempre più a un futuro condiviso. La ricerca, presentata in occasione di’è Festival 2015′, ha analizzato alcuni ambiti specifici precedentemente non rilevati: la tipologia dei partecipanti e i loro consumi culturali, la conoscenza rispetto all’evento Festival, l’immagine della manifestazione agli occhi di chi partecipa e le modalità di fruizione. Sono stati 658 i questionari raccolti in totale nelle quattro giornate centrali del Festival di Vicenza durante le Conversazioni/testimonianze (494 questionari), Lectio Magistralis (42), Aperitivi Biblici (70) e Spettacoli (52). Da questi dati si registra, innanzitutto, che la manifestazione viene percepita di carattere prevalentemente “culturale” e “spirituale” e che apporta contributi di taglio educativo e morale. Per quello che riguarda il pubblico partecipante, si evince una netta prevalenza della componente femminile (67% vs. 33%) ; una forte incidenza delle classi di età comprese tra 45 – 54 e 55 – 64 anni . Inoltre, coloro che posseggono una “laurea o più” rappresentano quasi la metà dei rispondenti (45%) rispetto ad una incidenza di appena il 12,3%nella popolazione italiana e i ¾ del campione (74,2%) – ovvero 488 persone – dichiara di essere iscritto (aderire) ad almeno una tipologia associativa. Circa la metà dei rispondenti (48,4%) risulta essere affiliato ad una associazione di tipo cultuale.Per quello che riguarda la percezione sul Festival, l’80% degli intervistati definisce la manifestazione: degna di fiducia, ben gestita, autorevole, efficiente e innovativa. Tra i punti ritenuti più deboli, il prof. Bassi individua il coinvolgimento dei giovani che deve essere incrementato, secondo lui, anche scegliendo realtà partner che possano co-produrre eventi per ragazzi; lo sviluppo di una politica di incoming, cioè di rafforzamento dei rapporti di collaborazione con la filiera del turismo religioso a livello nazionale, e, infine, la necessità di una partecipazione ancor maggior da parte di tutte le istituzioni territoriali proprio per il potenziale culturale, turistico e sociale della manifestazione.



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