Un successo gli ‘Experti’ di Padova

Un successo gli ‘Experti’ di Padova

Un grande successo, ieri sera a Padova, lo spettacolo “Experti “, uno degli eventi di punta del calendario padovano del Festival. Proposta singolare e simbolica, che ha visto coinvolti i detenuti-attori del carcere Due Palazzi di Padova.
ll percorso teatrale che ha condotto a questo allestimento ha visto coinvolte undici persone detenute, che hanno arricchito con testi propri e improvvisazioni il contenuto del racconto: Belhassen, Giovanni,Abderrahim, Aioub, Abdallah, Ahmed, Luca, Temple, Mario, Pietro, Bruno eMohamed . In sette sono saliti sul palco, rappresentando anche i compagni del laboratorioche non hanno potuto presenziare e hanno passato loro “il testimone”, ma anche il carcere tutto. Per cinque degli attori è stata la prima volta fuori dalla casa direclusione, anche in virtù del percorso teatrale e umano intrapreso:un’occasione importante e carica di grande valore simbolico per tutta la comunità. Ideato e diretto da Maria Cinzia Zanellato e LorisContarini, con la collaborazione artistica di Benedicta Bertau e di EmanuelaDonataccio, le luci di Enrico Fabris e i video di Walter Ronzani, lo spettacolo ha voluto rappresentare un viaggio verso la libertà interiore, in sintonia stretta con il tema dellanona edizione del Festival Biblico “«Se conoscessi il dono di Dio» (Gv 4,10s)Fede e libertà secondo le scritture”.Spettacolo e laboratorio prendono spunto dalle suggestioni di “Relazione per un’accademia” di Franz Kafka: è la storia di una metamorfosi,questa volta non di un uomo in scarafaggio, bensì di uno scimpanzé che,catturato e imprigionato, può scegliere come via di uscita lo zoo o il varietà. Opta per questo secondo, perché la popolarità gli appare una forma diaccettazione sociale sul palcoscenico del mondo, anche se non di libertà. La fama raggiunta gli permette di essere invitato da un’università a tenere undiscorso nel quale descrive con metodo empirico la propria “experienza”. Nellospettacolo, gli “experti” sono i detenuti stessi che si cimentano in una vera epropria “relazione accademica”, utilizzando gli strumenti più efficaci in loropossesso e che più conoscono: i corpi, le azioni e le parole. Al centrol’unicità dell’esperienza umana e il rapporto con la libertà di chi ne èforzatamente privato. Una riflessione che non cede alla retorica, ma entranella realtà con fermezza, disinvoltura e ironia.Tam Teatro carcere, progetto di Tam Teatromusica rivolto alla città, lavora da due decenni nell’istituto penitenziario, attività per cui haottenuto notevoli riconoscimenti. La compagnia padovana è tra i gruppi fondatori del Coordinamento nazionale Teatro Carcere e fa parte della rete europea “Edgenetwork” del Centro europeo Teatro carcere. Il laboratorio da cui nasce lo spettacolo rientra in un progetto più ampio e complessivo, che si pone come un percorso di integrazione culturale tra la città e il carcere e mira acreare una relazione tra la casa di reclusione e la realtà esterna attraverso diverse attività.



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