Verona è Hierusalem: parola di guida

Verona è Hierusalem: parola di guida

Pubblichiamo qui un articolo di Davide Galati, uno dei curatori di Verona minor Hierusalem, l’itinerario turistico-religioso previsto durante il Festival Biblico nella città scaligera: iscrizioni gratuite info@ildesertofiorira.org. Il percorso è previsto per la mattina di sabato 19 e il pomeriggio di domenica 20 maggio.

Verona minor Hierusalem è l’appellativo con cui, per lungo tempo, fu conosciuta la nostra città e che venne ripreso, nel 1474, addirittura nel sigillo della stessa. Esso si rifà a una tradizione che risale all’arcidiacono Pacifico, quindi al IX sec., ma che è probabilmente ancora più antica. Infatti i primi pellegrini veronesi di ritorno dalla Terra Santa, vedevano nei luoghi della nostra città qualcosa che ricordava loro ciò che avevano appena visitato e lì avevano costruito dei luoghi di culto.

Il passare del tempo, il cambio della toponomastica cittadina e di molte chiese ha fatto perdere questa antica memoria che è rimasta appannaggio di pochi eruditi. Quando don Martino Signoretto,  ne è venuto a conoscenza, quasi per caso, da amante della Terra Santa qual è, ha ben pensato che fosse il caso di indagare ulteriormente e così ha radunato un gruppo di persone, appassionate, ma competenti, che potessero studiare l’argomento e capire di cosa realmente si trattasse.

Dopo diversi mesi di studio si era raccolto davvero molto materiale al riguardo, si trattava però di capire come utilizzarlo, così è stato chi scrive che ha proposto a don Signoretto di realizzare un libro-guida, agile, ma completo che presentasse i luoghi della Verona minor Hierusalem  permettendo a chiunque lo volesse di riscoprire questa ricchezza storico-religiosa della nostra città. L’idea è stata accolta con entusiasmo e tutti hanno collaborato alla realizzazione di questa guida, edita da Gabrielli Editori, che si avvale delle splendide foto di Marta Scandola e del prezioso contributo di don Signoretto, che ha poi avuto l’idea di proporre il percorso alle parrocchie, ai giovani e all’intera città, com’è accaduto il 31 marzo del 2012 quando circa 1500 persone di ogni età vi hanno partecipato.

Il libro-guida comunque permette a chiunque, da solo, di fare il percorso sotto forma di pellegrinaggio (vengono anche proposti dei veri e propri itinerari realizzati per l’occasione dall’associazione “I pellegrini”) perché prevede una parte dedicata alla preghiera e alla meditazione per ogni luogo o anche semplicemente di fermarsi all’aspetto storico-culturale. Per chi poi volesse approfondire, se lo desidera, può avvalersi della ricca bibliografia a riferimento.
Le chiese coinvolte in questo percorso, originariamente, erano cinque:

–    San Rocchetto che ricordava il luogo della crocifissione, il Golgota. Qui i pellegrini di ritorno dalla Terra Santa eressero tre croci e un sepolcro. Oggi i resti più antichi rimasti sono del XIV secolo, ma il ricordo delle tre croci e del sepolcro è rimasto all’interno della chiesa e nel nome del monte su cui è eretta che è Cavro, contrazione di Calvario;

–    Santa Maria di Nazareth, che ricorda l’evento dell’annunciazione. Eretta al di fuori delle mura delle città, sappiamo che risale almeno al 876 d. C. Si trovava di fronte a una chiesa dedicata all’arcangelo Gabriele e vicina alla fontana del ferro, in una situazione topograficamente simile a quella della Nazareth in Terra Santa;

–    Santa Maria di Betlemme, oggi San Zeno in Monte, che ricorda la nascita di Gesù. Non sappiamo con certezza quando fu edificato il primo luogo di culto, se nel IX secolo o all’epoca dei crociati, ma sappiamo che fu eretto quando era ancora fuori dalle mura cittadine e fino al 1444 pagava un censo annuale al vescovo di Betlemme in Terra Santa;

–    La chiesa del S. Sepolcro, oggi Santa Toscana, che ricordava appunto il sepolcro di Gesù. Una delle chiese più antiche di questo percorso sorgeva vicino alla porta del S. Sepolcro fin dal 1037. Qui vi era un piccolo ospedale gestito dagli Ospitalieri di San Giovanni e il cimitero dei benedettini di San Nazaro.

–    Santissima Trinità in Monte Oliveto che ricordava il Monte degli Ulivi. Eretta su un monte chiamato Oliveto per la sua presenza di Olivi ricordava l’omonimo monte a Gerusalemme. Entrambi posti fuori dalle mura cittadine e come a Gerusalemme il torrente Cedron lo separa dal monte Calvario così a Verona l’Adige lo separa dal monte Calvario (monte Cavro dove è edificato San Rocchetto).

–    La chiesa dei Santi Siro e Libera come memoria del cenacolo. La leggenda vuole che lì S. Siro celebrò la prima messa a Verona. Successivamente la chiesa divenne sede, nel 1517 di una Confraternità, che riuniva nomi illustri di Verona, dedicata all’adorazione eucaristica.

–     la chiesa di Santa Maria in Organo a ricordare l’entrata di Gesù a Gerusalemme. Infatti custodisce la muletta, una statua di legno del XII-XIII secolo che raffigura Gesù in groppa a un asino e che era portata in processione la domenica del Palme. La leggenda vorrebbe che all’interno fosse custodita la pelle dell’asino che ha davvero portato Gesù sul dorso quando entrò a Gerusalemme.

–    la chiesa di Sant’Elena per ricordare il ritrovamento delle prime reliquie e, in un certo senso, il primo pellegrinaggio cristiano della storia. Il nucleo originario è dell’813, ma fu ricostruita nel 1140 e sorge sulle fondamenta di una basilica della prima metà del IV secolo, cioè l’epoca del vescovo Zeno.

Ognuna di queste chiese si trova al di fuori degli itinerari turistici tradizionali eppure si tratta di veri e propri gioielli che talvolta neanche gli stessi veronesi conoscono o che forse hanno solo visto di sfuggita. Ad esempio quanti sanno che a San Rocchetto esiste un gruppo di sculture lignee della deposizione di Cristo? O che secondo la leggenda a S. Siro e Libera fu celebrata la prima messa a Verona?

Le somiglianze tra Verona e Gerusalemme non si fermavano alle singole chiese, infatti c’era proprio una topografia che richiamava i luoghi della Terra Santa. Ad esempio di fronte a Santa Maria di Nazareth una volta si ergeva una chiesa dedicata all’arcangelo Gabriele e poco più in là c’è la fontana del ferro. A Nazareth, in Galilea, ritroviamo la stessa situazione: la chiesa dell’annunciazione, cattolica, la chiesa, ortodossa, dedicata all’arcangelo Gabriele e la fontana della Vergine.

Fu l’arcidiacono Pacifico a organizzare questi luoghi in un progetto urbanistico e a chiamare per primo Verona minor Hierusalem sicuramente per dare lustro alla città, ma quasi nessuno sa che, come è riportato nel suo epitaffio in duomo, Pacifico in greco si traduce Ireneo e in ebraico Salomone, quindi la piccola Gerusalemme veronese aveva anche il suo Salomone. Le curiosità, le leggende o le tradizioni che legano Verona alla Terra santa sono molte e si possono scoprire sul sito dell’associazione “Il deserto fiorirà” (ildesertofiorira.org) dove un’intera sezione è dedicata a questo argomento e viene aggiornata di continuo con le scoperte che il gruppo di lavoro fa e che, per ovvie ragioni, non potevano essere contenute nella guida.

Fare il percorso della Verona Minor Hierusalem oggi non significa solo recuperare una memoria storica della città, ma anche e sopratutto diventare pellegrini a casa propria, cioè stranieri in un certo senso, per potersi così, ancora di più, meravigliare della bellezza dei luoghi che abitiamo.

Davide Galati



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