“E vidi un nuovo cielo e una nuova terra” (Ap 21,1)

Quest’anno il Festival Biblico sarà occasione per accostare il testo dell’Apocalisse e indagarne alcuni degli aspetti più salienti. Pensiamo, infatti, sia un libro che offre delle chiavi interpretative per decifrare questo presente ambivalente, con coraggio, senso di responsabilità e con uno sguardo di speranza, come recita il titolo scelto per la 18ª edizione del Festival “E vidi un nuovo cielo e una nuova terra” (Ap 21,1).

 

Apocalisse è il libro con cui si chiude la Bibbia, uno scritto a tratti enigmatico, ricco di simboli e per questo di complessa interpretazione, ma anche colmo di speranza e di fiducia. Un libro di profezia, che porta con sé l’annuncio del significato della storia e apre a una visione sul futuro pur restando ben radicato nel presente, e di rivelazione – questo significa, infatti, il termine άποκάλυψις, apokálypsis, in greco – ponendo Gesù, il Crocifisso-Risorto, come chiave di lettura dell’intera vicenda umana e del mondo.

Quest’anno il Festival Biblico sarà, quindi, occasione sia per accostare il testo dell’Apocalisse e indagarne alcuni degli aspetti più salienti, sia per approfondire alcune questioni che segnano il nostro tempo e che questo libro ispira: quale può essere un nuovo senso del presente e del futuro? Stiamo già abitando il tempo nuovo? Come assumere il “mistero” in quanto parte integrante della vita umana che sfugge a ogni categorizzazione? Come interpretare la tensione costante tra bene e male? La vittoria dell’Agnello: la mitezza può davvero avere la meglio sulla forza, l’arroganza, le ideologie?

Quattro saranno le prospettive principali attraverso le quali si articolerà la nostra riflessione: biblico-esegetica, con una serie di appuntamenti che ci permetteranno di conoscere il testo di Apocalisse, antropologica-filosofica, per riflettere sul senso e le dimensioni del tempo, geopolitica, concentrandoci sull’oggi e sul richiamo che Apocalisse è a imparare a leggere e vivere ogni tempo presente, linguistica e del pensiero critico, entrambe strettamente connesse a concetti chiave del nostro vivere, come libertà, scelta, coerenza e responsabilità.

Il percorso del Festival sarà occasione per capire come Apocalisse non sia un libro per profeti di sventura, che annuncia catastrofi o sconvolgimenti, ma sia al contrario rivelazione della meraviglia e dello stupore di fronte al mondo, alla realtà che emerge nella vita di ciascuno perché sia custodita e protetta. In questo senso recuperare uno sguardo contemplativo sulla vita e sul destino positivo di tutta la storia, tra le acque tumultuose della malattia, dell’ingiustizia e della morte, è il principio che permette di agire per il benessere dell’umanità resistendo, con lo sguardo in avanti, alla tentazione di cadere nell’indifferenza o nella rassegnazione.

Il libro di Apocalisse, aperto nelle diverse prospettive indicate, sarà l’elemento generativo degli incontri e degli eventi del Festival Biblico in programma nei prossimi mesi: gli appuntamenti dal vivo che dal 5 al 29 maggio torneranno nelle città e nelle province delle Diocesi aderenti al progetto – Vicenza, Verona, Padova, Adria-Rovigo, Vittorio Veneto, Treviso – e, il 18 e 19 giugno, il fine settimana di Festival Biblico in villeggiatura, l’esperienza dal vivo che ci accompagna alla scoperta di aree interne e spesso considerate marginali del  Veneto. A chiudere l’anno sarà, invece, nella seconda metà del mese di ottobre, il nuovo format Scuola del pensare, che proporrà un momento formativo sul contenuto biblico/culturale pensato con l’obiettivo di incentivare l’uso del pensiero critico per leggere la complessa contemporaneità.

Ma prima degli eventi dal vivo, nel mese di aprile, lanceremo il primo podcast originale del Festival Biblico: una narrazione a più voci, un viaggio intimo tra esperienze ed esistenze, che proverà a raccontare cosa voglia dire credere oggi in Italia e quale sia il rapporto dei giovani con la fede e la religione.



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